Gioco
I “rivali” emiliani ora fanno a meno della cartapesta di Viareggio
In piazza del Guercino sempre più costruzioni autoctone «Non siamo più soltanto degli assemblatori di carri»
dal nostro inviato
Cento. «D’ora in poi i carri, anziché venderceli, verrete da Viareggio a comprarli qui da noi a Cento». Ivano Manservisi, storico patron del Carnevale di Cento, ama le provocazioni. E, ora che le cinque associazioni che danno vita al Carnevale emiliano sembrano essersi organizzate per produrre i carri a casa propria, non perde l’occasione per lanciare qualche frecciata. «Stiamo crescendo e prima o poi vi faremo le scarpe», aggiunge con quell’accento emiliano che rende tutto lieve e scherzoso. Poi chiosa: «Comunque il Carnevale di Viareggio resta sempre il numero uno...»
Difficilmente Viareggio comprerà dei carri da Cento come profetizza Manservisi. È vero però che in Emilia si stanno rimboccando le maniche e, anziché fare shopping in giro per l’Italia, i mascheroni preferiscono farseli in casa propria. E, a giudicare dai risultati dell’ultima edizione, con buoni risultati. Dei cinque carri in concorso (a Cento non ci sono carristi, ma associazioni carnevalesche: i Toponi, i Ragazzi del Guercino, i Fantasti100, Mazalora e il Risveglio) almeno tre sono qualitativamente apprezzabili. E quello che ha vinto - e di cui parliamo nella pagina a fianco - è stato in buona parte realizzato proprio a Cento. Anche se prendendo più di una ispirazione proprio dal Carnevale di Viareggio. «Siamo sempre stati attaccati e criticati - dice Andrea Busi dei Fantasti100, che rappresenta anche un esempio della svolta generazionale del Carnevale emiliano - perché siamo considerati soltanto degli assemblatori di carri. Ebbene, ora vogliamo dimostrare che sappiamo cavarcela anche da soli. Anche se, rispetto a Viareggio, noi restiamo dei volontari che non fanno del Carnevale una professione ma soltanto una passione».
Di certo, però, l’aria sta cambiando. Probabilmente anche per motivazioni economiche: costruirsi un carro in casa costa meno che andarselo a comprare sul mercato della cartapesta. «Fino a qualche anno fa, qui a Cento, si diceva che chi realizzava i carri in proprio lo faceva perché era in bolletta. Insomma, il fatto di acquistare un pezzo di carro a Viareggio o a Putignano era quasi una nota di merito. Ora, fortunatamente, questo mito è stato sfatato».
Non tutte le associazioni carnevalesche sono ancora pronte per questo salto. Giancarlo Dinelli, noto a Cento semplicemente con il soprannome di “Buco”, leader del gruppo del Risveglio, appartiene a quella che si può considerare la vecchia guardia. «Noi ancora ci serviamo di pezzi che arrivano da altri carnevali. Quest’anno, per esempio, abbiamo acquistato un grosso gorilla dal Carnevale di Follonica». Poi aggiunge: «Noi vorremmo acquistare pezzi di carro anche da Viareggio. E conosciamo molto bene molti dei vostri costruttori. Ma tutte le volte che lo facciamo scoppiano sempre una valanga di polemiche...»
Viareggio, anche a Cento, resta sempre un modello a cui guardare. E non c’è edizione che gruppi di carnevalari emiliani si organizzino per partecipare ad un corso mascherato. «Quasi tutti gli anni - prosegue Andrea Busi - veniamo in occasione del corso del martedì grasso, quando da noi non ci sono sfilate, e ogni volta ammiriamo le opere dei carristi viareggini. E con molti di loro abbiamo anche un bel rapporto di amicizia e di stima reciproca. Non a caso per il nostro carro ci siamo ispirati ad un pagliaccio di Breschi».
E anche a Cento cominciano a prendere piede le coreografie. «In realtà qui ci sono sempre state, tant’è che esiste anche un premio ad hoc per le coreografie. Da qualche anno, però, le abbiamo ulteriormente sviluppate grazie al grande lavoro di Giorgio Zecchi, un coreografo che collabora con molti gruppi. E i risultati si vedono». —
Claudio Vecoli
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