La protesta
I difensori di Fs Logistica: «Manutenzioni, il sistema è ok»
Gli avvocati Armando D’Apote e Ludovica Giorgi: regola base è il principio di affidamento Che a Viareggio, però, ha provocato 32 vittime
VIAREGGIO. «Se il sistema ferroviario europeo non soddisfa, non si può pensare di metterlo sotto processo. Il sistema è questo»: non ha dubbi l’avvocato lucchese Ludovica Giorgi nel difendere di fronte ai giudici della terza sezione della Corte d’Appello di Firenze la società Fs Logistica nel processo al disastro ferroviario di Viareggio. Nelle sue parole c’è una verità: la strage di Viareggio - 29 giugno 2009, 32 morti - ha inevitabilmente messo sotto processo il sistema delle manutenzioni ferroviarie tra Italia ed Europa. Sistema che dopo Viareggio è corso ampiamente ai ripari postumi. Nel suo argomentare, Giorgi ha voluto sottolineare il fatto che «Fs Logistica non è impresa ferroviaria» ma «è solo spedizioniere». Eppure - evidentemente qualcuno si è distratto - basta un clic in Rete per leggere: «Il piano d'impresa 2007-2011 delle Fs - presentato dall'amministratore delegato Mauro Moretti - accoglie la proposta governativa di riunire in un'unica grande impresa le attività di trasporto merci delle Ferrovie e delle Poste». Bel altro destino, dunque, che mero spedizioniere.
Per Fs Logistica ieri ha discusso anche l’avvocato Armando D’Apote (Foro di Bologna), difensore anche di Fs e dello stesso Moretti. Anche D’Apote ha puntato il dito sul sistema delle manutenzioni ferroviarie in Europa: «Se viene meno il principio di affidabilità il sistema è bloccato». E «se tutti sono responsabili di tutto il sistema degrada, degenera». Tutti si fidano di tutti, a catena - insomma - ma il risultato è stato quella notte di gas, fuoco, macerie e lutti tutto intorno ai binari della stazione di Viareggio.
Notte maledetta che D’Apote - il quale non è nuovo a questo tipo di argomentare - così riassume: «Purtroppo a volte capitano incidenti terrificanti».
Sui quali indagano le Procure. E a quella di Lucca D’Apote non ha risparmiato, ancora una volta, l’accusa di essersi mossa con il problema iniziale del «come facciamo a trovare un elemento che giustifichi la responsabilità delle Ferrovie italiane». —
Donatella Francesconi
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