Il Tirreno

Versilia

GIUSTIZIA 

La Cassazione: i Casalesi a Viareggio per una precisa strategia criminosa

Donatella Francesconi
La Cassazione: i Casalesi a Viareggio per una precisa strategia criminosa

Ecco la sentenza della Corte superema che ha respinto il ricorso di Maria Grazia Lucariello, condannata a otto anni 

2 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. La presenza di esponenti del clan dei Casalesi a Viareggio non è stato un caso, ma il frutto di una «strategia criminosa» che rientra in «una manifestazione evolutiva della vita del clan, non preventivata, né preventivabile» al momento in cui Maria Grazia Lucariello entrò nel clan. Strategia criminosa messa in atto dopo il 2000, come si legge nella sentenza della prima sezione pena della Corte di Cassazione.

Maria Grazia Lucariello fu arrestata a Viareggio il 28 febbraio 2013, quando ad entrare in azione furono le Squadre mobili di Firenze, Lucca e Napoli. Ventitrè le persone accusate di far parte della camorra tra Campania e Toscana. Tredici degli arrestati risiedevano in Versilia, e tra di loro anche Salvatore Mundo, detto "o’ Mister", considerato dagli inquirenti il capozona versiliese del clan dei Casalesi, insieme alla moglie Maria Grazia Lucariello, negoziante di prodotti campani con negozio al Marco Polo.

Di lei gli affiliati al clan raccontano, nelle intercettazioni, che «è meglio del marito perché va di petto diretto in faccia alla gente». In una delle intercettazioni ambientali, di Lucariello si dice: «È lei il vero capo della camorra ed è qui per stare tranquilla».

Nel maggio 2017 Maria Grazia Lucariello è tornata definitivamente in carcere, dopo la condanna sancita dalla Cassazione per associazione a delinquere di stampo mafioso proprio per i reati compiuti a Viareggio. Trasferita nel carcere di Rebibbia (Roma), la donna è stata sottoposta al regime di 41bis nel reparto di massima sicurezza.

La sentenza della prima sezione penale, datata 2019, ha respinto il ricorso presentato da Lucariello chiedendo il riconoscimento della continuazione del reato tra la sentenza del 5 luglio 2004 (Tribunale di Napoli) e quella del 3 dicembre 2015 (Cassazione, relativa ai fatti di Viareggio). I giudici di Cassazione hanno respinto il ricorso. Quando Lucariello ed i Casalesi compiono i reati oggetto della sentenza del 2004, commessi nel 1998 - così la Suprema corte - il progetto di sbarco a Viareggio non è ancora nei piani del clan. Ma prende vita nel 2000 «a causa di elementi sopravvenuti nella vita del clan» stesso. Elementi che hanno visto Lucariello compiere - si legge nella sentenza - una «carriera criminale».


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web