Il Tirreno

Versilia

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Cristicchi e Amara sopra gli altri ma la gara è aperta come non mai

Belle le canzoni scelte dalle contrade e bravissimi tutti gli interpreti: in evidenza anche Di Tonno e Bresciani, e poi Wilson ed Esposito con Marasco

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QUERCETA. Mai come in questa edizione il livello di canzoni e interpreti del Miccio Canterino è stato così alto facendo prospettare una gara apertissima a ogni verdetto. Questi i giudizi della nostra redazione su brani e cantanti del 62° Festival delle contrade.

PONTE: “Stai con me”, canta Simone Cristicchi. Esecuzione ineccepibile firmata da un fuoriclasse del palcoscenico di un brano melodioso e intenso. Di tutt’altra risma rispetto a “Ponte Bisonte” del 2017, punta molto sul fattore emozionale e su un interpretazione da Sanremo. Voto 8.

CERVIA: “Una firma sul cuore”, canta Amara. È un brano che colpisce e lascia il segno, rimarcato dalla grinta dell’interprete. Un testo carico di significato che spazia dal Palio ad un tema delicato come la violenza sulle donne ed il rispetto per l’altro scandito da un ritmo che esplode e si spezza – con un effetto volutamente straniante – in una sezione del brano tra il cantato e il parlato. Voto 8.

QUERCIA: “La parte migliore di me”, canta Giò di Tonno. L’highlander sul palco: dopo essere stato operato d’urgenza domenica a Roma, giovedì non è mancato (nonostante i tanti timori che erano circolati dopo la sua assenza alle prove generali) al debutto del Festival regalando al pubblico un brano intenso ed emozionale sull’onda lunga dei brani che già l’hanno portato al successo in passato. Voce limpida e potente, il “veterano” della Quercia conferma le voci della vigilia che lo vedevano tra i favoriti. Voto 7,5.

LUCERTOLA: “Il sogno di un amore”, canta Omar Bresciani. Una poesia d’amore cantata con la voce potente e dall’impostazione (forse fin troppo) lirica dell’unico cantante versiliese in gara. Dal ritmo lento e melodico, non è un brano che fa alzare dalle sedie ma lascia comunque vibrazioni positive tra il pubblico che ben si rispecchia nel testo e si lascia commuovere. Potrebbe essere l’outsider che non ti aspetti. Voto 7,5.

MADONNINA: “Il miccio spacca”, canta Giulio Wilson. Diversamente da quasi tutte le altre canzoni in gara il brano della Madonnina “spacca” sul serio: riposto il romanticismo in un cassetto, Giulio Wilson punta tutto su un ritmo ben marcato (tanto da sfiorare il rap) che non fatica a entrare in testa e un testo schietto e semplice che coinvolge la platea. È il pezzo forse più pop della kermesse. Voto 7.

RANOCCHIO: “Quelli di sempre”, cantano Diego Esposito e Marte Marasco. Due voci giovani e che si sposano bene sul palco sebbene il timbro della giovane cantante reduce da Sanremo Giovani, pur potente nel suo primo inciso, finisce un po’per offuscarsi e perdere di corposità nell’economia del brano. Un buon ritmo e un testo incisivo nella sua semplicità, la coppia centra il punto e coinvolge con facilità il pubblico. Forse non sarà da podio, ma si lascia ricordare (e cantare) con piacere. Voto 7.

LEON D’ORO: “Giornate perfette” , cantano Renzo Rubino e Chiara Galiazzo. Un due di eccellenza per la contrada giallorossa capace di mostrare sul palco grande sintonia. Il testo e la melodia del brano spingono molto sulla componente emozionale ma, nonostante la voce sensazionale di Chiara e il timbro suadente di Rubino, l’impressione è che non coinvolga quanto ci si sarebbe potuti attendere alla vigilia. Voto 6,5.

POZZO: “Vedo Casa”, canta Niccolò Agliardi. Brano ritmato e dall’incedere deciso, sebbene qualche piccola sbavatura nel corpo della canzone. Melodia allegra e diretta, nel complesso si lascia ascoltare: il suo punto di forza risiede nella semplicità e nell’immediatezza di un ritornello che riesce a coinvolgere. Voto 6. —

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