Gioco
L’avvocato Piazza sull’antisvio: «La sperimentazione in atto è inutile» E attacca la Procura: foga inquisitoria
VIAREGGIO. Sei anni e 6 mesi è stata la pena, in primo grado, per Emilio Maestrini, in qualità di responsabile della Direzione ingegneria, sicurezza e qualità di sistema di Trenitalia. In sua difesa, ieri nell’aula 32 del Palazzo di giustizia di Firenze, si è speso l’intervento dell’avvocato Cesare Piazza (Foro di Firenze). Il legale si è molto concentrato sulle accuse relativa alla mancata adozione da parte di Ferrovie del dispositivo rilevatore di svio che mette il convoglio in frenata al primo accenno di mancata presa tra ruote e binari. Un dispositivo contro il quale gli organismi europei competenti in materia di regolamentazione in ambito ferroviario si sono a lungo scagliati, per arrivare - poco tempo fa - alla conclusione che l’Europa non lo considera obbligatorio, ma lascia la facoltà agli Stati membri di utilizzarlo su base volontaria.
Ma l’avvocato Piazza ha tracciato scenari apocalittici, che deriverebbero dalle false messe in frenatura: due in due anni, per sia stessa ammissione, nella sperimentazione in atto per opera di Mericitalia su un centinaio di carri. Una sperimentazione avviata - sono state le parole del legale - solo «per imposizione del ministero dei trasporti e dell’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviari che cercano di pararsi le spalle con un "facciamo vedere che stiamo facendo qualcosa"».
E viene da chiedersi, visto che si tratta di denaro pubblico, se a questa affermazione dell’avvocato Piazza non debba corrispondere una verifica della Corte dei Conti, Con urgenza, visto che viene affermato in un’aula di Tribunale che si starebbero gettando al vento denari pubblici, per rincorre una sicurezza che questo dispostivo «non darà mai».
La voce dell’avvocato Piazza si è unita a quella degli altri legali degli imputati che non ha mai risparmiato, lungo tutti i dieci anni dal 29 giugno 2009, gli attacchi (anche sguaiati) alla Procura di Lucca. Rappresentata nell’aula del processo d’appello dal Pm Giuseppe Giannino, associato alla procuratrice generale Luciana Piras. «Si è proceduto a tentoni, cercando di trovare un buon motivo per condannare», è l’accusa del legale di Maestrini che ha voluto anche rimarcare quella che ha definito «foga inquisitoria che ha accomunato questo processo». —
D.F.
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