Sicurezza
Lega la matrigna con una corda e la violenta, condannato
Sei anni di reclusione con rito abbreviato per il 27enne che lo scorso novembre picchiò e abusò della moglie del padre
VIAREGGIO. Prima, le aveva legato i polsi con una corda. Era così stretta da lacerarle la pelle. Poi, le aveva sigillato la bocca con un nastro adesivo. Non doveva muoversi, né gridare, mentre la mordeva, mentre la frustava con la sua cintura, mentre abusava di lei. Doveva solo subire la violenza di quel 27enne, figlio dell’uomo che aveva appena sposato. Un incubo durato ore, da cui la donna (giovane anche lei) era riuscita a svegliarsi con la fuga, la chiamata al 112, l’arresto dell’uomo e, adesso, la sua condanna. Sei mesi di reclusione per violenza e lesioni: questa la pena stabilita dal giudice per le indagini preliminari, Alessandro Trinci, ieri mattina nel tribunale di Lucca. Il giovane ha scelto il rito abbreviato. Durante l’udienza ha chiesto scusa per le botte date alla matrigna, negando però l’atto sessuale.. La condanna arriva proprio a due giorni dalla festa della donna, un lancio di mimose sopra un tappeto di sangue. Questa storia di violenza risale al novembre scorso.
Tutto succede dentro le mura domestica, dove i tre vivono: la donna, il marito, il figlio del marito (avuto da un precedente matrimonio). Sono tutti e tre di origine senegalese, residenti in Versilia da anni. E tutto succede quando il marito non è in casa. Sono ore di tortura quelle, che la donna ancora non riesce a lasciarsi alle spalle. I psicologi la stanno seguendo. Dimenticare, no, quello non lo potrà mai fare.
Il ricordo monta come una vampata di calore, quando vuole lui e come vuole lui. All’improvviso ricorda i polsi legati stretti, con quella corda che quasi la sente ancora bruciare. Ricorda lo sguardo di lui, mentre le chiude la bocca con un nastro adesivo e le dice taci. Si ricorda le frustate con la cintura dei pantaloni, si ricorda i morsi che lui le dà mentre si dimena con tutto il corpo, mentre cerca di liberarsi e fuggire via. Si ricorda il terrore scoppiare dentro, mentre lui la spoglia e abusa di lei. Ma si ricorda anche il risveglio dall’incubo: lui si distrae, lei si alza e fugge via, veloce, veloce. Chiama i carabinieri, che arrivano al volo e lo arrestano. Lui finisce ai domiciliari (a casa di altri parenti). Fino all’udienza in cui viene condannato a sei anni.
Per la giovane donna finisce oggi un incubo e ne inizia un altro: vivere la vita, dopo una violenza.
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