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L’attacco alla Procura: ha manomesso documenti

D.F.

Il difensore di due addetti della Officina Jungenthal non ha risparmiato i consulenti di parte civile e la commissione ministeriale

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VIAREGGIO. Si scontra con la Procura generale l’avvocato Francesco Ruggeri Laderchi, quando tenta il deposito di documentazione ai giudici della Corte, ma anche quando ripercorre il passato accusando, senza mezzi termini, la Procura di Lucca (i pm Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino, quest’ultimo associato alla Procura generale di Firenze per il difficile processo d’appello) di aver manomesso documentazione portata nell’aula del processo di primo grado.

Nelle parole del difensore ce n’è stato per tutti. Per il consulente della Provincia di Lucca, Fabrizio D’Errico, ricercato al Politecnico di Milano che, secondo Laderchi, «ha fatto carriera sul disastro di Viareggio» diventando professore universitario. Basta un clic sul sito del Politecnico per verificare che D’Errico è ancora ricercatore e che, invece, chi carriera ha fatto in ambito universitario è Ferruccio Resta che da direttore del Dipartimento di meccanica dello stesso Politecnico ne è diventato rettore. Lo stesso Resta che nel processo di primo grado per il disastro ferroviario di Viareggio è stato consulente per gli imputati di casa Fs.

Laderchi se l’è presa anche con l’azienda Lucchini di Lovere, presso la quale si tenne la parte dell’incidente probatorio relativo ai quesiti posti proprio sullo stato dell’assile che aveva ceduto provocando il deragliamento del treno carico di Gpl. «L’ingegner Stefano Cantini molto sporadicamente ha assistito alla prova perché ha chiamato Glauco Patelli, il suo ex collega bravo», a fare quello che altrimenti lui non avrebbe saputo fare.

Si salvano, neanche a dirlo, solo i consulenti degli imputati: Igo Poschmann ed Aldo Frediani, entrambi ingegneri. Il secondo - ha ricordato l’avvocato Laderchi - «si è presentato alla commissioni ministeriale all’inizio del loro lavoro» chiedendo di interloquire, di mostrare le proprie tesi. Senza trovare ascolto, ha lamentato il difensore, in un momento in cui tutto era in divenire, tra indagini della Procura, rogatorie e necessità - per la commissione - di definire i confini del rapporto con la Procura di Lucca, all’epoca guidata da Aldo Cicala.

Quell’ingegner Frediani che - alla domanda del presidente del Collegio di primo grado, Gerardo Boragine su perché non avesse portato i propri calcoli e le proprie obiezioni in sede di incidente probatorio (2010) ebbe a rispondere: «A quel tempo non ero in grado di formulare obiezioni». Salvo poi affermare in aula, relativamente a tutti i colleghi che hanno lavorato al caso su vari fronti: «Francamente ritengo che si siano sbagliati tutti e ventisette». D’altra parte «non è facile dire che il mondo è contro di te. Ma alla fine credo in quello che faccio». —

D.F.

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