Il Tirreno

Versilia

Assolto il responsabile della piscina accusato di aver preso gli incassi

Matteo Tuccini
Assolto il responsabile della piscina accusato di aver preso gli incassi

Camaiore, era finito nel mirino per 2.000 euro versati da società sportive. Ma il processo ha dimostrato che era del tutto innocente

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CAMAIORE. Marco Bacci, responsabile della piscina comunale di Camaiore, è innocente. Non solo non si è mai messo in tasca i soldi incassati dalle società sportive per l’uso della piscina: poco meno di 2.000 euro la cifra per cui era finito a processo con l’accusa di essersene appropriato. Ma non ha mai dimostrato anche soltanto la volontà di prendersi il denaro.

I 2.000 euro finiti nel mirino, tra l’altro, sono arrivati regolarmente sul conto corrente della società Pluriservizi, che gestisce la piscina per conto del Comune, tre mesi dopo essere stati incassati e messi in cassaforte. L’accusa di peculato (il reato contestato al funzionario pubblico che si appropria di un bene pubblico, soldi o proprietà) era, quindi, del tutto inesistente.

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A chiudere il cerchio sulla vicenda è una sentenza del tribunale di Lucca, che ha assolto Bacci perché il fatto non sussiste.

Tutto ha inizio da un esposto presentato dall’ex presidente della Pluriservizi Luca Lemmetti. Da questa denuncia, nel 2016, parte l’indagine della Guardia di finanza.

L’accusa sosteneva che nel 2015 Bacci si fosse appropriato di denaro versato in contanti da quattro società, sportive e non, per l’utilizzo delle vasche della piscina comunale. Piccole somme, che in totale non arrivavano a 2.000 euro.

Il denaro, poi, era effettivamente finito sul conto corrente della Pluriservizi a distanza di 3-4 mesi dalla contestazione. La Procura, però, ritiene credibile l’accusa e chiede e ottiene il rinvio a giudizio del funzionario della Pluriservizi nel marzo dello scorso anno.

Una volta a processo, invece, tutto si smonta. Per tre motivi in particolare. In quel periodo la piscina comunale di Camaiore stava incrementando la clientela: l’impianto di Viareggio aveva già i suoi guai, venendo poi chiuso nell’aprile del 2016, e questo aumentava l’afflusso di persone. Il lavoro da fare era molto ed era possibile che i soldi venissero messi in cassaforte, in attesa di avere il tempo necessario per fare il bonifico sul conto corrente societario. Altro motivo: non esisteva alcun obbligo di rendicontare immediatamente il denaro, obbligo che sarebbe arrivato solo con un regolamento successivo alla Pluriservizi. Quindi non c’era una norma, né una prassi, che richiamasse i dipendenti a mettere subito i soldi sul conto corrente. Infine, la prova più evidente dell’innocenza di Bacci: aveva firmato le fatture, a mo’ di ricevuta di pagamento, per le società sportive che avevano versato il denaro in contanti. «Se avesse voluto davvero prendersi quei soldi – si è detto in dibattimento – non avrebbe lasciato traccia del fatto che li aveva incassati lui».

Tutti questi elementi hanno convinto i giudici Gerardo Boragine, presidente della sezione penale del tribunale lucchese, Michela Boi e Matteo Marini ad assolvere Bacci con formula piena. Richiesta di assoluzione, peraltro, che era stata fatta anche dal pm. Per il responsabile della piscina comunale è stata la fine di un incubo durato anni. Va detto che il funzionario è rimasto regolarmente al suo posto e che il provvedimento disciplinare che era partito d’ufficio, come spiegato anche dall’amministrazione comunale, si è concluso senza sanzioni. La stessa amministrazione, del resto, si era espressa in maniera cauta sull’argomento in attesa delle decisioni della magistratura.

 

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