Sicurezza
Un’altra auto incendiata nella notte
Data alle fiamme la Bmw di un imprenditore. È il terzo caso in pochi giorni. Secondo gli inquirenti la mano è la stessa
Ha spaccato i finestrini dell’auto, ha sparso sui sedili il liquido infiammabile e ha appiccato il fuoco. Poi è fuggito, facendo perdere le sue tracce. È successo nella notte tra venerdì e sabato, in via della Gronda, vicino al vecchio Moulin Rouge (zona Migliarina). L’auto, una Bmw di proprietà di un imprenditore viareggino, era parcheggiata in un terreno utilizzato come area di sosta. I vigili del fuoco sono arrivati in tempo per spegnere le fiamme, prima che queste divorassero completamente l’auto (il danno alla fine è stato limitato). A chiamarli è stato l’imprenditore, che era stato avvisato dal suo assicuratore (l’auto è dotata di un sistema di allarme collegato all’assicurazione).
È la seconda auto data alle fiamme, a Viareggio, nel giro di poco più di ventiquattro ore. Giovedì pomeriggio, a bruciare, era stata la Mini di due medici, Stefano Tonarelli e Amalia Pieve. Era parcheggiata nel loro giardino, in via Aurelia sud, a Bicchio. Il cancello era chiuso. I due coniugi non erano in casa. Erano a Lugano, dove lavorano, e sono stati avvisati dell’incendio dal padre di lui. «Nel quartiere si era sparsa la voce che avevano bruciato la macchina a Tonarelli e pensavano fosse lui – ha raccontato a Il Tirreno il medico –. Quando lo hanno chiamato per chiederglielo, lui è rimasto un po’in silenzio. Poi ha detto “ma non sarà quella di mio figlio? ” . Ha preso la bici ed è andato a vedere. Era proprio la nostra. I vigili del fuoco erano già dentro che stavano cercando di spegnere l’incendio». I carabinieri, nel giardino della casa dei due medici, hanno trovato una bottiglia di plastica e adesso sono in corso gli accertamenti per capire se e quale tipo di infiammabile contenesse. E, nel caso, chi sia il responsabile dell’incendio.
Alla luce del nuovo episodio, però, sembrano non esserci dubbi sull’origine dolosa del rogo. Lo stesso giorno c’era stato un altro tentativo di incendio. Domenica, poi, ad andare a fuoco, erano stati due compattatori di Sea piazzati vicino alla sede di via Comparini. In un primo momento, era stato ipotizzato un cortocircuito. Ipotesi che però adesso sembra cadere.
Secondo gli inquirenti è possibile che la mano sia la stessa. Non è ancora chiaro invece il movente. Probabilmente nemmeno esiste. Le indagini dei carabinieri vanno avanti.
Ieri pomeriggio, intanto, i due medici vittime del rogo di giovedì pomeriggio sono tornati da Lugano per presentare denuncia a i carabinieri. Al Tirreno hanno spiegato di «non aver nemici o persone che possano averci voluto fare un dispetto. Anche perché siamo sempre fuori, ormai siamo quasi sempre a Lugano». –
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