Sicurezza
Strage, la parola alla difesa: «Il rischio ci era sconosciuto»
L’avvocato Luisa Mazzola: «Solo dopo Viareggio si esegue l’esame magnetoscopico su parti dell’assile che prima non erano considerate pericolose»
«Dopo Viareggio C’è stato un dato empirico che imponeva di rivedere la regola. È Viareggio che mi impone la rivisitazione della regola dell'arte»: è la voce dell’avvocato Luisa Mazzola (Foro di Milano) difensore degli imputati Rainer Kogelheide (amministratore delegato di Gatx Rail Germania, condannato a 9 anni e 6 mesi in primo grado) e Peter Linowski (responsabile del sistema manutenzione di Gatx, condannato a 9 anni e 6 mesi) nell’aula 32 del Palazzo di giustizia di Firenze, dove si tiene il processo d’appello per il disastro ferroviario di Viareggio.
Trentadue morti ed oltre 100 feriti sono il «dato empirico» che ha costretto il sistema delle manutenzioni degli assili a cambiare procedure. E vengono i brividi di fronte ad un’affermazione di tal fatta. Perché la domanda che ne consegue non può che essere una sola: quanto c’è ancora da cambiare a colpi di “riprova del 9” bagnata di sangue innocente?
L’avvocato Mazzola ha difeso con toni di fuoco nei confronti della Procura di Lucca, e del pm Salvatore Giannino, l’operato dei consulenti tecnici degli imputati stranieri Aldo Frediani ed Igo Poschmann. Le cui tesi portano i legali a concludere che sull’assile che ha ceduto sotto il treno carico di Gpl, la notte del 29 giugno 2009, si fosse creata una «cricca eccezionale». Perché - continua Mazzola sviluppano il concetto che solo l’esperienza insegna - «nessun precedente noto suggeriva che la zona dell’assile denominata “collarino” fosse soggetta a cricche da fatica».
Eppure l’ordinanza Eba del 2007 (Agenzia tedesca per la sicurezza ferroviaria), quella rimasta inascoltata nonostante l’allarme che lanciata in tutta Europa per gli assili tedeschi ricoperti di corrosione e gli incidenti che andavano derivandone, aveva parlato chiaro: «Nel quadro di monitoraggio delle manutenzioni l’Eba continua a rilevare la presenza di sale montate (assili più ruote, ndr) i cui assili e raccordi compositi presentano ammaccature o crateri di corrosione ». “Raccordi compositi” dei quali fa parta anche quella parte di assile la cui corrosione, nel caso di Viareggio, tanto avrebbe stupito il mondo delle manutenzioni ferroviarie in Europa. Quel collarino che - così ha spiegato ieri in aula l’avvocato Mazzola - «ha un coefficiente di sicurezza molto elevato».
Nonostante questo, però - sono ancora le parole del legale - «dopo Viareggio l’esame magnetoscopico viene eseguito anche sul fusello e sul collarino esterno». Là dove “dopo Viareggio” significa morti, lutti, distruzione di case e vite. —
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