Il Tirreno

Versilia

il caso 

Mise il Gps sotto un’auto: l’investigatore poteva farlo

M.D.

Vicenda archiviata dal Gip del Tribunale di Pistoia Nessun illecito fu commesso dal viareggino Massimo Baldini nel controllare un imprenditore

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pescia. Quando aveva sentito quel preoccupante rumore metallico, aveva subito accostato al lato della strada la sua Audi A 5, e, piegandosi sotto il bagagliaio, aveva scorto una strana scatola metallica proprio sotto il vano della ruota di scorta. E con sua grande sorpresa aveva scoperto che si trattava di un tracciatore gps magnetico: qualcuno stava seguendo i suoi spostamenti.

Era la mattina del 20 febbraio dello scorso anno. A finire sotto accusa dopo il ritrovamento del dispositivo agganciato sotto l’auto dell’imprenditore pesciatino, era stato un investigatore privato viareggino, Massimo Baldini, 49 anni, originario di Pietrasanta.

Ipotesi di reato, la violazione dell’articolo 167 del codice sulla privacy: trattamento illecito di dati. Accusa che l’altra mattina è stata definitivamente archiviata dal gip del tribunale di Pistoia, che ha accolto la tesi del difensore dell’investigatore privato, l’avvocato Paolo Florio, del Foro di Firenze: il gps è uno strumento elettronico il cui utilizzo è paragonabile al pedinamento, e per questo può essere utilizzato per gli accertamenti investigativi previsti dal decreto ministeriale del 2010 che regola tale attività; inoltre, non potendo, anche per la posizione in cui era stato collocato, captare eventuali conversazioni, non si poteva configurare neppure l’ipotesi di reato di intercettazioni illegali.

Lo scopo per il quale l’investigatore aveva piazzato la strumentazione sotto l’auto del 48enne imprenditore edile pesciatino era infatti perfettamente lecito. Baldini aveva ricevuto incarico da un cliente – un imprenditore napoletano – di accertare se l’imprenditore pesciatino fosse realmente impossibilitato a pagare un debito di circa 50.000 euro, dato che era stato visto andarsene in giro al volante di una costosa Audi A 5.

Per eseguire gli accertamenti, l’investigatore viareggino aveva perciò anche piazzato il tracciatore gps sotto l’auto (che risultava intestata alla figlia studentessa dell’uomo), per seguirne gli spostamenti senza essere costretto a pedinarlo costantemente.

Quando l’imprenditore pesciatino si era accorto del dispositivo, era però andato immediatamente a sporgere denuncia al commissariato di Pescia e le indagini successive sulla scheda telefonica trovata all’interno del gps avevano portato a Baldini.

L’inchiesta da parte della Procura si era conclusa con una richiesta di archiviazione da parte dello stesso pm, contro cui però aveva presentato opposizione, attraverso il proprio avvocato, l’imprenditore pesciatino. L’altra mattina il decreto di archiviazione del gip. —

M.D.

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