Il Tirreno

Versilia

Viareggio, bimba nasce sull’ambulanza: «Prima volta, che emozione»

Matteo Tuccini Roy Lepore
Da sinistra l'infermiere Marco Zappelli e il medico Guglielmo Gagnesi
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Da sinistra l'infermiere Marco Zappelli e il medico Guglielmo Gagnesi

Fiocco rosa a Città Giardino. Quando il 118 e i volontari sono arrivati la piccola era già pronta a venire al mondo. «Non ci siamo persi d’animo e tutti insieme abbiamo aiutato lei e la mamma»

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VIAREGGIO. «È la prima volta che facciamo nascere un bambino». Anche se sono da sempre abituati a tutto, di fronte a quel faccino si è sciolto come neve il sangue freddo di medico, infermiere e volontari. Tutti protagonisti di una storia che ricorda “Carne tremula”, il film di Pedro Almodovar che si apre con un bimbo che nasce su un autobus. Stavolta il raggio di luna che aveva fretta di farsi notare è una bambina. Che, quando sono arrivati i soccorritori, aveva già fatto capolino nel mondo. Ed è nata sull’ambulanza mandata per aiutare lei e la mamma.

LA CHIAMATA

Pensare che il martedì sera era iniziato nella centrale del 118 con la solita frase di circostanza: «Tutto tranquillo, eh». Il classico richiamo di qualcosa di grosso che ti arriva fra capo e collo. E alle 23,10 arriva la chiamata, in una lingua oscura. Si saprà dopo che è un mix portoghese-italiano, perché la donna che chiama è brasiliana. Una fusione di parole da cui si intuisce solo che è una richiesta disperata di aiuto. «All’inizio non avevamo capito bene di cosa si trattasse – afferma il dottor Guglielmo Gagnesi, medico del 118 che è intervenuto – Quando l’ambulanza è arrivata, i soccorritori hanno attraversato il cancello della casa a Città giardino e hanno visto una donna ricurva su stessa. Sembrava un malore, poi hanno visto la pancia. L’hanno fatto salire a bordo e tutti abbiamo capito che dovevamo fare alla svelta».

I RISCHI

Quello di martedì sera a Città giardino non è stato un intervento come gli altri per il dottor Gagnesi, peraltro un veterano del soccorso. «È la prima volta che mi capita, un’emozione unica», ammette. Con lui nell’automedica c’era l’infermiere del 118 Marco Zappelli, più i volontari dell’ambulanza della Croce Verde, inviata a supporto. Impossibile arrivare all’ospedale Versilia, nonostante il tragitto brevissimo. Rischiavano troppo, la bimba e la mamma. Così medico, infermiere e volontari hanno trasformato l’ambulanza in una sala parto. E hanno trasformato se stessi in ostetriche e ginecologi.

«Quando la bambina è nata – racconta il dottor Gagnesi – prima di partire per il pronto soccorso dell’ospedale Versilia abbiamo completato tutte le operazioni di assistenza a mamma e piccola e poi siamo partiti in codice rosso (massima priorità con rischio della vita, ndr)». Ad accoglierli c’erano un’ostetrica, che ha preso in carico la neomamma, e una pediatra che si è occupata della bambina. Tutto è andato come previsto ed entrambe stanno bene. Un sospiro di sollievo: «Tra l’altro la donna, all’ottavo mese, in quel momento era da sola. Meno male che è riuscita ad allertare i soccorsi», dice Gagnesi.

LAVORO DI SQUADRA

«È stata una esperienza davvero emozionante – prosegue il medico 118 – solo quando si è concluso tutto abbiamo potuto metabolizzarla, perché con l’adrenalina dell’intervento la concentrazione era nell’assicurarsi che tutto andasse bene sia per la mamma che per la bambina. Come per fortuna è avvenuto. È la prima volta che vivo in prima persona una emozione simile: è stato davvero bello».

Anche l’infermiere Marco Zappelli, giovane ma già con solida esperienza visti i tanti anni di volontariato, fa fatica a trovare le parole per descrivere quanto accaduto. «In mezzo a tante cose brutte che vediamo nel nostro lavoro – dice – questa è stata una esperienza stupenda. Pensare che ero appena montato di servizio e ci scambiavamo battute su come sarebbe andata la serata. Quando abbiamo capito cosa avremmo dovuto fare, il dottor Gagnesi ha detto: se cominciamo così... Ma solo dopo che tutto si era concluso abbiamo ricominciato a parlare normalmente. E ci siamo resi conto di quello che avevamo fatto. Merito di un grande lavoro di squadra».

Una squadra di cui hanno fatto parte anche i volontari della Croce Verde che erano in servizio martedì sera. L’autista dell’ambulanza era Luca Signorini, con un’esperienza di 30 anni di servizio: con lui c’erano Andrea Tarantino, figlio di un ginecologo, quasi un segno del destino, Simone Farnocchia, laureando in infermieristica, e Lorenzo Casa. Soddisfazione ed orgoglio vengono espressi anche dalla presidente della Croce Verde Carla Vivoli. «Si tratta di volontari che mettono a disposizione degli altri il proprio tempo libero – dice – hanno dimostrato anche in questo caso la loro professionalità, frutto dei corsi e degli aggiornamenti continui che svolgiamo per avere sulle ambulanze personale che sia preparato e pronto per qualunque tipo di intervento».

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