Il Tirreno

Versilia

la testimonianza 

Anche un imprenditore tra le vittime «Perseguitato dalla direttrice di filiale per investire i miei 40mila euro»

M.T.

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viareggio. «Non mi era mai venuta la minima idea di investire dei soldi in diamanti fino a quando non me lo ha proposto la direttrice della mia filiale. Ma dire che me lo ha proposto non è corretto: mi perseguitava». . A parlare, tramite l’avvocato Roberto Polloni che lo assiste nella vicenda, è una delle vittime della truffa dei diamanti. Un imprenditore, titolare di un’azienda solida, che ha investito 40.000 euro in pietre preziose «su richiesta insistente della banca. Alla fine ho deciso di accontentarli, anche perché mi fidavo. Sono 30 anni che mi servo di loro. Ma ora è tutto finito: me ne vado e porto via i miei soldi da lì».

L’esperienza dell’imprenditore ricalca quella di un po’ tutti coloro che sono finiti nella rete. Ci sono imprenditori, appunto, che hanno messo sul piatto cifre fino a 200.000 euro. Ma ci sono anche persone che pensavano di mettere al sicuro un gruzzolo che avevano da parte: un’eredità, la liquidazione dal lavoro dopo aver raggiunto la pensione. Hanno comprato diamanti per 10.000, 20.000, 30.000 euro. E oggi quei soldi non ci sono più. O almeno non ci sono quasi più. «Il valore reale dei diamanti – spiega l’avvocato Polloni – non supera il 30-35% dell’investimento. Raramente, forse un caso o due, si può sfiorare il 50%». Questo significa che la maggior parte dei soldi sono serviti a pagare le commissioni alle banche che promuovevano la vendita e alle società che la conducevano direttamente.

Ora i risparmiatori beffati non possono far altro che rivolgersi a un avvocato o a un’associazione di consumatori e seguire le seguenti strade: farsi restituire i diamanti (in alcuni casi mai visti, perché sono rimasti in deposito) e chiedere alla banca di pagarne il controvalore. Se la cifra proposta non soddisfa, e quindi non si raggiunge un accordo, non resta che fare causa per il risarcimento danni. Oppure costituirsi parte civile nel processo che si dovrebbe aprire a Milano contro le cinque banche coinvolte.

«Come associazione – afferma Carlo Bonuccelli, responsabile di Confconsumatori – stiamo seguendo una trentina di casi. L’investimento complessivo supera il milione di euro. La vicenda ha dell’incredibile: questi diamanti, prima che nelle banche, venivano addirittura venduti come una specie di porta a porta. Come Confconsumatori stiamo seguendo la pratica a livello nazionale e ci poniamo l’obiettivo di una grande class action, una causa collettiva di tutti i danneggiati». —

M.T.

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