Gioco
Chiara, la ragazza in blu che dà vita alle coreografie dei carri di Avanzini
Ha avuto come insegnanti alcuni dei grandi nomi della danza internazionale «È un mondo dove regnano espressione e creatività»
Giovane, minuta, silenziosa e riservata, ma Chiara Cinquini, la ragazza in blu come ama definirsi, è un concentrato di energia che si sprigiona quando inizia a danzare stregando chi ha la fortuna di assistere alle sue performance.
Ama: il guardarsi negli occhi, il mare d'inverno, gli abbracci, veder crescere un'idea e danzare scalza. Mentre la fanno arrabbiare: la mancanza di rispetto, le bugie, lo spreco di risorse e di energie, l'aggressività e il pessimismo. Tra i suoi insegnanti compaiono Simona Bucci, Carolyn Carlson, Virgilio Sieni, Massimiliano Barachini, Susan Sentler, Louise Frank, Stephan Brinkmann, Dominique Mercy, Geoffrey Cauley, lei che ha studiato sia in Italia che all’estero per perfezionare la sua arte, lei che dal 2005 ad oggi e anche nell’organico del Festival Puccini di Torre del lago Puccini e dal 2006 collabora con il Teatro alla Scala di Milano per le produzioni operistiche delle stagioni liriche come danzatrice e figurante.
Ma dal 2014 ad oggi collabora anche come coreografa e performer con il Carnevale di Viareggio animando le costruzioni di Alessandro Avanzini con il quale è salita sul gradino più alto del podio con “La rete” nel 2014 e nel 2017 con “Frontiere” e arrivando al secondo posto l’hanno scorso con “Aspettando Godot”.
Per lei il Carnevale rappresenta la libertà di creare, di sorridere ed essere ciò che uno vuole, lo considera «una splendida, ricca, colorata e variegata scatola, in cui dentro c'è spazio per tutto e tutti» parole sue «un mondo a parte, che respira e ha vita propria, fatto di mille strade e di mille modalità di espressione, nessuna giusta e nessuna sbagliata».
«Il carnevale - continua con entusiasmo - è libertà di pensiero, di espressione, di creatività, ogni artista ha voce uguale a tutte le altre e questo porta ricchezza. Per noi viareggini dovrebbe essere una manifestazione da difendere, proteggere, amare così com'è, con mille voci diverse al suo interno. E poi, è anche famiglia. Perché ogni carro, con il suo carrista, i suoi collaboratori, le sue maschere e i suoi figuranti, è una famiglia che si sceglie, che si rispetta e si diverte. E costruisce amicizia, collaborazione e sinergia. Insomma, per un mondo davvero speciale di cui sono fortunata ed onorata di fare parte».
E proprio il Carnevale le ha dato anche la possibilità di andare in Cina dove ha potuto incontrare «un popolo ed un paese molto diversi da noi -racconta- ma che ci ha accolto con estrema curiosità e generosità. Abbiamo ballato, abbracciato, riso e pianto ogni giorno con il pubblico cinese e con tutte le delegazioni dei carnevali del mondo e abbiamo avuto l'opportunità di tenere alta la bandiera del nostro carnevale - continua piena di soddisfazione - che è stato tanto apprezzato ed ha avuto molto successo. In più, grazie alla splendida famiglia Lebigre-Roger (grazie a Benjamin che mi ha aiutato e sostenuto davvero tanto in questa avventura), ho potuto conoscere un'altra realtà, quella del loro carro, creando un unico gruppo di figuranti che sembrava nato per stare insieme. Tanto da coniare un nuovo termine, fusione dei carri Avanzini e Lebigre... Gli "Avanigre" che ancora esistono e si adorano!» —
(3 - continua)
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