Gioco
Parola alle carrette «Il vero Carnevale si vive qui con noi»
Tra le pedane aggregative non si criticano le coreografie «ma forse lo spirito giusto è il nostro: si sta tra amici divertendoci senza fronzoli»
Chiamiamolo pure “l’altro Carnevale”, quello delle carrette. Meglio ancora, dei carrettini. Sulle pedane aggregative fuori concorso, che da tempo hanno superato in numero i carri di seconda categoria – sette contro cinque – c’è una miriade di passeggini a sfilare. Giovani, diversamente giovani, adolescenti, perfino bimbi di pochi mesi. Un modo diverso d’intendere la festa. Non antitetico a quello “ufficiale”, ma da non trascurare.
Tanto che la Fondazione Carnevale, con l’attuale presidenza, è arrivata a redigere un vero e proprio bando – non di concorso, ché qui non esiste competizione. A fare da battistrada sono i Burlamatti, i primi a sfilare sotto le tribune di piazza Mazzini, i primi ad aver dato vita vent’anni fa alle carrette aggregative. «Una sera eravamo all’ex Baracca e Burattini in Darsena, andavamo sul Maggini, appena retrocesso – racconta Andrea, uno dei fondatori – nacque l’idea di metterci in proprio. Con il tempo siamo cresciuti di numero e in tanti abbiamo messo su famiglia. Noi viviamo il nostro Carnevale così come Avanzini, Breschi e tutti gli altri lo interpretano, benissimo, a modo loro: non siamo contro nulla e nessuno».
«Siamo nati come carretta della frazione di Corsanico, nel Comune di Massarosa – spiega Matteo Rossi del Carnevalcorsaro – ora abbiamo maschere che vengono perfino da Lucca. Perché siamo aumentate? Non credo sia solo per l’assenza di coreografie: noi ne facciamo una in piazza Mazzini, se c’è chi vuol defilarsi non è un dramma». Stessa storia da Nonsolounacarretta-Bagno Aretusa: «Qui le coreografie sono libere, senza imposizioni – a parlare è Renzo Pieraccini – e la carretta è un pretesto per ritrovarci anche fuori dal periodo delle sfilate». Un Carnevale alla portata di tutti: «Sono stato a lungo sul Breschi, ma negli ultimi tempi s’era perso lo spirito carnevalesco – dice Alessandro Bortone mentre spinge il passeggino – l’ho ritrovato sulla carretta del Carnevaldarsena grazie al mio amico Gianluca Colombi». Che incalza: «Qui è una dimensione più familiare, niente coreografie e a costi contenuti».
Tantissimi sono passati dai carri di prima categoria alla pedana dei Salmastrosi: «Le coreografie possono piacere come no, per me sono un valore aggiunto – è il pensiero di Andrea Favilla – purché se ne faccia una sola e per pochi minuti: ultimamente era diventato quasi un lavoro e i costumi un po’ troppo cari. Così il nostro gruppo della Spumacalcio, una trentina di persone, è venuto qua». Simone Cerri, dj dei Burlamania che festeggiano i dieci anni, sintetizza al microfono il concetto chiave: “Sapete cosa ci distingue da Rio de Janeiro? Noi coinvolgiamo il pubblico». —
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