Il Tirreno

Versilia

il dibattito 

Parola alle carrette «Il vero Carnevale si vive qui con noi»

Simone Pierotti

Tra le pedane aggregative non si criticano le coreografie «ma forse lo spirito giusto è il nostro: si sta tra amici divertendoci senza fronzoli»

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Chiamiamolo pure “l’altro Carnevale”, quello delle carrette. Meglio ancora, dei carrettini. Sulle pedane aggregative fuori concorso, che da tempo hanno superato in numero i carri di seconda categoria – sette contro cinque – c’è una miriade di passeggini a sfilare. Giovani, diversamente giovani, adolescenti, perfino bimbi di pochi mesi. Un modo diverso d’intendere la festa. Non antitetico a quello “ufficiale”, ma da non trascurare.

Tanto che la Fondazione Carnevale, con l’attuale presidenza, è arrivata a redigere un vero e proprio bando – non di concorso, ché qui non esiste competizione. A fare da battistrada sono i Burlamatti, i primi a sfilare sotto le tribune di piazza Mazzini, i primi ad aver dato vita vent’anni fa alle carrette aggregative. «Una sera eravamo all’ex Baracca e Burattini in Darsena, andavamo sul Maggini, appena retrocesso – racconta Andrea, uno dei fondatori – nacque l’idea di metterci in proprio. Con il tempo siamo cresciuti di numero e in tanti abbiamo messo su famiglia. Noi viviamo il nostro Carnevale così come Avanzini, Breschi e tutti gli altri lo interpretano, benissimo, a modo loro: non siamo contro nulla e nessuno».

«Siamo nati come carretta della frazione di Corsanico, nel Comune di Massarosa – spiega Matteo Rossi del Carnevalcorsaro – ora abbiamo maschere che vengono perfino da Lucca. Perché siamo aumentate? Non credo sia solo per l’assenza di coreografie: noi ne facciamo una in piazza Mazzini, se c’è chi vuol defilarsi non è un dramma». Stessa storia da Nonsolounacarretta-Bagno Aretusa: «Qui le coreografie sono libere, senza imposizioni – a parlare è Renzo Pieraccini – e la carretta è un pretesto per ritrovarci anche fuori dal periodo delle sfilate». Un Carnevale alla portata di tutti: «Sono stato a lungo sul Breschi, ma negli ultimi tempi s’era perso lo spirito carnevalesco – dice Alessandro Bortone mentre spinge il passeggino – l’ho ritrovato sulla carretta del Carnevaldarsena grazie al mio amico Gianluca Colombi». Che incalza: «Qui è una dimensione più familiare, niente coreografie e a costi contenuti».

Tantissimi sono passati dai carri di prima categoria alla pedana dei Salmastrosi: «Le coreografie possono piacere come no, per me sono un valore aggiunto – è il pensiero di Andrea Favilla – purché se ne faccia una sola e per pochi minuti: ultimamente era diventato quasi un lavoro e i costumi un po’ troppo cari. Così il nostro gruppo della Spumacalcio, una trentina di persone, è venuto qua». Simone Cerri, dj dei Burlamania che festeggiano i dieci anni, sintetizza al microfono il concetto chiave: “Sapete cosa ci distingue da Rio de Janeiro? Noi coinvolgiamo il pubblico». —

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