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La replica ai familiari di Stefano Romanini: «Roberto non c’entra con il suo assassinio»
L’imprenditore ribadisce di essere innocente dal carcere I suoi avvocati: «Non ha nulla a che fare con il killer»
Lui continua a dirsi innocente anche dal carcere. I suoi avvocati difensori lo ribadiscono. Secondo loro Roberto Romanini, 68 anni, imprenditore condannato all’ergastolo per l’omicidio del cugino Stefano Romanini, «con questa vicenda non c’entra. E, pur comprendendo il dolore dei familiari di Stefano, fino a una sentenza definitiva non può essere considerato colpevole».
L’intervento arriva dopo le parole dei familiari di Stefano al Tirreno: un ricordo della vittima, di quei momenti terribili e anche degli otto anni trascorsi da allora. Tra difficoltà di ogni tipo, anche economico. Parole sofferte che hanno colpito nel segno.
«Come si sa – affermano gli avvocati Luigi Fornaciari Chittoni e Cesare Bruzzi Alieti – il nostro assistito si è dichiarato sin da subito estraneo ai fatti e desideroso di collaborare con gli organi inquirenti per trovare il colpevole. Comprendiamo il dolore dei familiari che va assolutamente rispettato, ma riteniamo che non possa dirsi fatta veramente giustizia finché non si trovi l’esecutore materiale del delitto. E pensiamo che, finché non c’è una sentenza definitiva, nessuno possa essere considerato per il nostro ordinamento colpevole».
«Le modalità del delitto, peraltro – proseguono i legali – riportano a modalità similari più a regolamenti di conti e non appaiono tanto consoni e ad un delitto pianificato in ambito familiare. Comunque rimaniamo sempre fiduciosi che si possa fare piena luce su questa triste vicenda, che ad oggi ribadiamo non può considerarsi affatto chiusa, senza aver trovato l’esecutore materiale del delitto. Siamo pienamente convinti dell’innocenza del nostro cliente e crediamo che alla fine anche la vicenda giudiziaria possa dare ragione alla dichiarata innocenza di Roberto Romanini. Tutto ciò nell’interesse non solo del nostro assistito, ma anche della verità e della primaria affermazione della giustizia».
Stefano Romanini, impresario edile, è stato assassinato sotto casa in via Battisti a Camaiore con nove colpi di pistola. Era l’8 febbraio del 2011, aveva 47 anni. Il killer non è mai stato trovato. Per quell’omicidio è finito sotto processo e condannato in primo grado alla pena dell’ergastolo il cugino Roberto: secondo l’accusa, è stato lui a ordinare il delitto come vendetta per un debito da centinaia di migliaia di euro che Stefano gli avrebbe lasciato nella società Rb escavazioni, di cui erano entrambi titolari. Ma sul tavolo c’era anche una polizza da 600.000 euro sulla vita di Stefano (peraltro mai incassata). Il 10 aprile è prevista la sentenza in Corte d’Assise d’Appello a Firenze. Nel frattempo Roberto è finito in carcere per la condanna definitiva in un’altra vicenda: il sequestro, con sevizie, dell’ex socio in affari. —
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