Il Tirreno

Versilia

Il circolo ricreativo che aiutò Pietrasanta a ripartire dopo la fine della guerra

Giuliano Rebechi
Il circolo ricreativo che aiutò Pietrasanta a ripartire dopo la fine della guerra

Dai “buoni minestra” per le famiglie bisognose al Re Carnevale:   al Cro di Porta a Lucca si sono scritte tante pagine di vita cittadina 

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LA STORIA



In principio era una sorta di foresteria del prospiciente convento di San Leone, nella centrale via Garibaldi a Pietrasanta, semidistrutta dalla seconda guerra mondiale quando la città era già stata liberata. Rovine che si aggiunsero a rovine in questo caso causate dai micidiali colpi di cannone delle linee tedesche, attestate sulla Linea Gotica. In seguito, tra l’estate 1945 e l’inverno successivo, ci vollero la determinazione e l’impegno volontario di molti perché quei locali fossero di nuovo sicuri e agibili. Siamo nel popolare quartiere di Porta a Lucca dove in quei mesi nacque il Circolo Ricreativo Operaio, lì dove ancora oggi si trova, con alle spalle una storia ultra settantennale sempre in bilico tra Mito e Realtà.

Dunque, ci volle qualche mese di fatiche e un po’ di perizia per tirare su quel nuovo tetto e partire. Dal nord soffiava il vento della ritrovata libertà e a Porta a Lucca, comunisti e socialisti colsero al volo quella spinta e nell’ex foresteria fondarono il Cro e pure una cellula del Pci. Era urgente perché in giro c’erano fame e disoccupazione e qualcosa bisognava pur fare per le tante famiglie di marmisti più bisognose. Dal Cro partì l’idea di passar loro almeno una minestra al giorno. Furono stampate tessere per i “buoni minestra”, rilasciate ai capifamiglia e da consegnare allo spaccio distributore che era il ristorante della Cooperativa consumo di Pietrasanta.

Si superò così quel terribile inverno e lentamente cessò l’emergenza dell’immediato dopoguerra. Attorno al Cro e al suo quartiere così speciale, solidale e fervido di iniziative, si scrissero pagine formidabili di storia cittadina. A cominciare dalla fiera San Biagio del ’47 quando il Cro e le sezioni di Pci e Psi promossero, d’intesa con Comune e Cooperativa, una mensa gratuita per 200 bimbi ai quali, peraltro, nel menu non fu fatto mancare “un buon bicchiere di vino a testa”.

Al Cro, ormai luogo simbolo di tante decisioni prese da partiti e militanti della sinistra di Pietrasanta, nell’infuocato clima delle elezioni del 1948 si tenne la riunione costitutiva del Fronte popolare in vista del rinnovo delle cariche alla Cooperativa. Alla riunione partecipò il sindaco Amos Tomagnini e vi presero parte futuri presidenti del circolo come Vinicio Grossi, Bruno Rebechi e Pericle Garibaldi. Qui fu avviata un’intesa attività sportiva, con la ricostituzione della squadra di calcio della Tempesta e l’organizzazione di numerose corse ciclistiche.

Bisognerà attendere il 1953 perché il quartiere e il Cro divenissero protagonisti di un altro storico appuntamento: quello con Re Carnevale. Due i carri allegorici realizzati in quell’anno a Porta a Lucca: uno dal Cro (che aveva sostituito la “erre” di ricreativo con la “esse” di sportivo e che ora si chiamava Cso), intitolato “Ritorno di Carnevale”, e l’altro dal quartiere, intitolato “Pie’ di Grotta”. Sulla maestria nel modellare le forme e costruire con la cartapesta gli scultori di Porta a Lucca non avevano concorrenti. Convinzione di tutti era che uno dei due carri sarebbe risultato vincente sui 4 in concorso. Ma l’entusiasmo durò poco. Primi a pari merito risultarono il carro del Circolo Sportivo di Porta a Lucca e il carro “Marziani a Pietrasanta” del rione “La Lanterna”. Al Bar Bigicchi, dov’era la sede della Lanterna, seppero per primi della decisione e in corteo, con tanto di lampioncini accesi, da piazza Duomo si portarono lungo via Garibaldi fino a Porta a Lucca. Lo spettacolo era suggestivo ma nel quartiere non si pensava così. All’oscuro del risultato ex aequo, la sfilata fuori programma si ritenne un affronto e i portatori di fiaccole vennero accolti come provocatori. Volarono pugni e schiaffi, i lampioncini caddero a terra e qualche testa si allontanò ammaccata. Tutto fu poi chiarito. L’anno successivo confermò la supremazia del rione di Porta a Lucca che vinse con “La Primavera” di Frido Graziani alta più di 5 metri. Ma da allora a Pietrasanta non si parlò più di carnevale fino agli anni Settanta.

Tra cene memorabili, partite a briscola e pienoni quotidiani all’uscita dal lavoro degli operai continuò la storia del Cro che, nonostante i cambiamenti, oggi vuole vivere ancora e presto tornare agli antichi splendori. —

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di Redazione web