La protesta
Strage, l’avvocato Pedonese punta il dito sull’officina Cima
VIAREGGIO. Aver «trascurato i segnali di allarme che erano lampeggianti»: così l’accusa nei confronti dell’officina “Cima riparazioni” di Bozzolo (Mantova) sostenuta dall’avvocato Tiziana Pedonese, che assiste anche il Comitato Matteo Valenti, da anni impegnato nella prevenzioni degli infortuni sul lavoro. L’officina è l’ultimo passaggio dell’assile sotto il carro deragliato a Viareggio, il 29 giugno 2009, prima della tragedia che ha causato 32 vittime. Come ha sottolineato Pedonese l’assile che si spezzerà nel giro di una manciata di mesi viene installato sotto il carro per il trasporto del Gpl al posto di una delle sale montate (assile più ruote) che proprio l’officina mantovana aveva rinviato in Germania perché difettate. Quattro gli imputati Cima: Giuseppe Pacchioni, direttore generale all’epoca del montaggio/ispezione visiva sull’assile 98331 e dal 9 aprile 2009 amministratore unico (condanna a 7 anni in primo grado); Daniele Gobbi Frattini, responsabile tecnico e responsabile commessa carri (6 anni e 6 mesi); Paolo Pizzadini, capo commessa settore carri e responsabile tecnico reparto sale (6 anni e 6 mesi); Massimo Vighini, capo squadra del reparto carri addetto al controllo finale del carro (assolto).
Al personale di Cima spettava il compito di effettuare l’esame visivo sul materiale arrivato dalla Germania. «Ricordiamoci che Cima è un’azienda certificata Iso», ha sottolineato con forza l’avvocato Pedonese. Ed a fronte della certificazione si ha, invece, «un processo aziendale importante di cui non vi è traccia, quando è noto che la conservazione e la tracciabilità siano alla base di qualsiasi certificazione Iso. Eppure manca la prova che sia stato fatto: non esiste alcun documento per le sale mandate in sostituzione». Così come «manca un protocollo all’interno della Cima che illustri come farlo e come documentarlo (l’esame visivo, ndr) e questo porta a risalire alla catena di responsabilità sino a Pacchioni». Avendo preso in carica le sale, sottolinea il legale, «Cima era nella condizione di poter verificare lo stato dell’intero assile». —
Donatella Francesconi
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