Attenzione
Strage, Viareggio non cerca vendetta
In aula per il processo d’Appello gli avvocati dei familiari delle vittime: «Hanno bisogno di sapere che non accadrà mai più»
Una vera e propria squadra di avvocati - che dal 2009 lavora insieme all’intero iter giudiziario del disastro ferroviario di Viareggio, 32 morti ed oltre 100 feriti - è quella che si è presentata ieri nell’aula 32 del Palazzo di giustizia di Firenze, dove è in corso il processo d’Appello. In rappresentanza di familiari ed amici di chi non c’è più hanno preso la parola: Tiziano Nicoletti, che è anche il legale dell’associazione “Il mondo che vorrei”; Maurizio Dalla Casa; Andrea Bagatti e Tiziana Pedonese, in rappresentanza anche del Comitato Matteo Valenti che si è concentrata sulle responsabilità dell’officina mantovana Cima riparazioni che diede l’ultimo via libera al viaggio dell’assile-killer.
Da «viareggino doc» ha parlato Nicoletti. Squarciando la cappa di ossequio politico e non solo che hanno suscitato a livello nazionale le ultime dichiarazione di Mauro Moretti, ex ad di Ferrovie, condannato in primo grado a 7 anni, sul quale pende la richiesta della Procura di Lucca per una condanna a 15 anni e 6 mesi. Nel fare proprie le richieste di condanna del pm Salvatore Giannino, Nicoletti ha sottolineato con forza: «Le richieste di parte civile in questo processo non sono una vendetta. Queste persone hanno già perso tutto. E non hanno bisogno di vendetta. Hanno bisogno di sapere di aver dato il proprio contributo perché fatti del genere non si ripetano mai più».
Nelle parole di Nicoletti il ricordo di Mario Orsi che perse nel disastro ferroviario la moglie Roberta Calzoni e la figlia Sara Orsi. Nel replicare a quegli appelli dei difensori degli imputati che contestano i risarcimenti , Nicoletti ha utilizzato parole che bruciano come il fuoco del quella notte: «Avremmo dovuto dimostrare la sofferenza di Anna Orsi, sorella di un signore che ha vissuto gli ultimi anni nella consapevolezza di aver visto morire la moglie e la figlia di 24 anni e di non aver potuto fare niente perché già costretto su una sedie a rotelle? Dire che in questo processo, dove si sta accertando la responsabilità penale, avrei dovuto dimostrare anche il quantum del danno non è cosa corretta. Vi do la mia parola d'onore che non c'è bisogno di dimostrare in questa sede il danno, e soprattutto la sofferenza, del signor Orsi, che si è trovato improvvisamente solo».
Dal punto di vista del merito degli appelli dei difensori degli imputati di parte tedesca, Nicoletti ha toccato il tema della rottura dell’assile.
«La difesa», sottolinea il legale di parte civile, «avanza istanza di rinnovazione istruttoria “affinché la Corte di Appello voglia disporre perizia che, attesa la ripetibilità della sperimentazione effettuata, ne verifichi la correttezza». Una richiesta di perizia sulla frattura dell’assile - conclude l’avvocato - «che si vorrebbe fare sulla base della analisi di un consulente, come Igo Poschman, che ha visto solo fotografie e nel 2012, come testimoniato in primo grado». —
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