Sicurezza
Donna aggredita in strada: «Lui libero potrebbe colpire ancora»
La maestra picchiata commenta la decisione del giudice di non convalidare l’arresto: «Non sono preoccupata per me, ma sicuramente lui è una persona instabile»
VIAREGGIO. «Non credo di avere la sfortuna di incontrarlo una seconda volta, ma sicuramente lui è una persona instabile, e quello che è successo a me potrebbe succedere a qualcun altro. Ed è preoccupante che sia in giro». Angela Castro, la maestra viareggina, aggredita giovedì scorso sotto casa, mentre scaricava la legna dall’auto, è appena uscita dal commissariato di polizia dove ha consegnato il referto del pronto soccorso. Ha ferite considerate guaribili in cinque giorni. Ma cinque giorni non le basteranno sicuramente per tornare a scuola. . Ha un occhio nero che i bimbi non potrebbero capire. E lo spavento, poi: quello verrà fuori piano piano. «Mi dicono che dovrei riposare, ma non ci sono ancora riuscita».
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Il giovane (di origine marocchina) l’ha aggredita alle spalle, le ha staccato una grossa ciocca di capelli, l’ha buttata a terra e l’ha colpita con calci al volto e al resto del corpo. Fino a quando il compagno della donna non è uscito da casa gridando «assassino» e attirando l’attenzione dei passanti. La polizia ha arrestato in flagranza il giovane che l’ha aggredita, ma il giudice lo ha rimesso in libertà. Non ha riconosciuto la rapina e per le sole lesioni (non gravi) non è previsto l’arresto. «Vede – racconta Angela –, io non sono una persona che difende a spada tratta tutti, però diciamo che non voglio ingigantire quanto mi è accaduto. Ho passato un momento veramente duro, recentemente, che mi ha fatto stare molto, molto male. In confronto quello che mi è successo giovedì scorso non è nulla. E non sono nemmeno preoccupata di incontrarlo di nuovo, non credo di essere così sfortunata. Però è sicuramente vero che è preoccupante pensare che una persona così instabile sia in giro. Se una colpa c’è, però, è di una legislazione sbagliata».
Angela è donna di cuore. Nella vita ha scelto di fare l’insegnante di sostegno e adesso lavora in una scuola elementare di Stiava. Ha insegnato anche italiano per dieci anni a stranieri arrivati da ogni parte del mondo ed è molto attiva nella vita sociale della città. Quello che le è accaduto, però, non l’ha spostata di una virgola. «Non mi piace che venga strumentalizzato a fini politici quanto mi è accaduto – si sfoga al telefono –. È come se, prima mi avessero aggredita e poi derubata di un pensiero. C’è chi strumentalizza fatti accaduti ad altri per tirare acqua al proprio mulino. E questo non è bello. Non è bello che ci sia sempre bisogno di avere un capro espiatorio sempre pronto: prima erano i meridionali, poi gli albanesi e via dicendo».
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