Gioco
I mugugni e le incertezze di carristi e mascheratisti per il via libera anticipato
Decisione che fa discutere, anche se non mancano i pareri favorevoli
Si parte alle tre e un quarto, in largo anticipo rispetto al cronoprogramma, si passa tutti da piazza Mazzini e si torna in Cittadella. Anzi no, si va avanti regolarmente fino a che non si fa notte. Pronti, via e Burlamacco incappa subito nelle bizze del meteo. «Grazie a tutti i carristi che hanno deciso di sfilare», esclama la presidente della Fondazione Carnevale Marialina Marcucci dal palco di piazza Mazzini prima dell’alzabandiera. Per i costruttori sono stati attimi concitati. Anche di paura, perché la pioggia è nemica giurata delle loro creature in cartapesta. «Se è stato giusto sfilare? Per me no. Si rischia di vanificare un lavoro di 4-5 mesi – esordisce Luigi Bonetti – l’acqua appesantisce i mascheroni e danneggia gli impianti». Quello di Jacopo Allegrucci è un sì a denti stretti: «Se tu me l’avessi chiesto mentre pioveva non sarei stato della stessa idea: il carro era ormai fuori e s’è bagnato tutto, per fortuna i movimenti hanno funzionato come dovevano». Più lapidario Alessandro Avanzini: «Sono qui», dice mentre anima il suo carro utilizzando della manopole simili a dei joystick. Come dire: ci chiedono di sfilare e io obbedisco. «Certo, la pioggia crea disagi. Ma non ho avuto problemi». Secondo Franco Malfatti, la sua zattera «ha reso al 30% del suo potenziale. Però gli spettatori paganti vanno rispettati e vengono prima di tutto». Limitati nei movimenti i quattro cavalieri di Carlo Lombardi, che sceglie la via della diplomazia: «In questi casi è sempre una scelta difficile, non biasimo chi ha voluto che lo spettacolo andasse avanti». Luca Bertozzi ha dovuto rinunciare al movimento centrale del suo Trump sognante e alle luci: «In caso di vento sarebbe stato un azzardo sfilare, stavolta no, anche se è meglio che piova durante il corso o dopo, mai prima».
I colpi di cannone anticipati hanno disorientato i costruttori, molti dei quali aspettavano ancora l’arrivo dei movimentisti: «Sapevano dell’inizio alle quattro – racconta Fabrizio Galli – grazie alle chat sugli smartphone sono riuscito ad avvisarli in tempo». Mattinata tesa, poi, nelle categorie minori, in particolare fra le maschere isolate: dopo la pioggia battente dell’ora di pranzo, i giovani costruttori hanno chiesto all’unanimità un confronto con la Fondazione per valutare la possibilità di rimanere fermi. Dopo gli iniziali mugugni per la decisione di andare avanti, gli animi si sono rasserenati «anche se potevano farci uscire più tardi – è il pensiero di Silvano Bianchi – Portare sulle spalle dei mascheroni zuppi d’acqua camminando sull’asfalto bagnato non è il massimo». Però tutto è filato liscio. «Anzi, in passato ci siamo fermati troppe volte», osserva Libero Maggini. Mettiamola così: speriamo che il Carnevale bagnato si riveli un Carnevale fortunato. —
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