Il Tirreno

Versilia

La maestra picchiata in strada: «Quel giovane era fuori di sé»

Donatella Francesconi
La maestra picchiata in strada: «Quel giovane era fuori di sé»

Angela Castro racconta i terribili momenti del pestaggio subito giovedì pomeriggio. Ma difende il proprio impegno sociale: «Non si strumentalizzi quanto accaduto». Ma il giudice non convalido l'arresto

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VIAREGGIO. «Basta, basta, basta. Ma perché, perché?»: Angela è a terra, sotto il moltiplicarsi dei colpi violenti sferrati da uno che non avrà nemmeno vent’anni, a pochi metri dal cancello di casa sua, in centro città. È stato un attimo, racconta al Tirreno l’insegnante di scuola materna (a Stiava) il giorno dopo l’aggressione di giovedì pomeriggio e l’arresto immediato del giovane da parte della polizia del commissariato di Viareggio: «Ero girata verso l’interno dell’auto e tenevo in mano una grossa borsa di quelle per la spesa che stavo riempiendo della legna che avevo acquistato. Ho sentito un colpo fortissimo nel viso e lì per lì, senza capire cosa stesse succedendo, ho pensato che si fosse abbassato il portellone dell’auto». Invece è un essere umano quello che si accanisce sull’insegnante, moltiplicando i colpi, senza tregua: «Mi ha afferrato per i capelli, strappandomi una ciocca e buttandomi a terra. A quel punto mi sono rannicchiata coprendomi la testa con le braccia. Gridavo “basta, basta” e chiedevo “perché?”.

L’aggressore non molla la presa: «Continuava a tirarmi i capelli prendendomi a calci, senza tregua. Quando sono stata in commissariato ho chiesto ai poliziotti se, secondo loro, potesse essere stato sotto l’effetto di qualche stupefacente». Solo il compagno di Angela Castro, uscito da casa gridando «assassini, assassino, fermati», e l’intervento di altri passanti, riesce a fermare lo scenario di «aggressione selvaggia», come la definisce la polizia.

Angela ha insegnato per 10 anni ad adulti stranieri arrivati in Italia da ogni parte del mondo. Ed è sempre stata impegnata nella vita sociale della nostra città, donna di grande sensibilità civica e madre di due ragazzi. Sulla propria pagina Facebook nell’agosto scorso postava la mappa delle multinazionali “benefattrici” in Africa condividendo lo slogan - che è molto di più - “Non bisogna aiutarli a casa loro. Bisogna levarsi da casa loro”.

«Io non mi smuovo di un millimetro da quello che ho sempre pensato e penso e non voglio che la mia brutta esperienza venga strumentalizzata in alcuna maniera», sono le parole di Angela, uno stimolo a riflettere - e ce n’è bisogno - anche sul fenomeno della violenza che ci circonda oggi. «Non so cosa sia scattato in quel ragazzo che nella foto segnaletica sembrava davvero giovanissimo», continua il racconto dell’insegnante: «Ma certo una violenza così gratuita e continuata non nasce da una condizione normale, fosse anche solo la volontà di commettere uno scippo».

Angela ne avrà per qualche giorno. Dolore e lividi faranno ancora più male nei prossimi giorni, come accade quando si viene “pestati”, ma lei non perde lo spirito di chi è abituata a confrontarsi con le domande ma anche con le risposte.

Inevitabile la paura, nel quartiere vicino alla stazione. Ma Viareggio ha i suoi anticorpi, come ogni città di mare che tante ne ha vissute e tanti ne ha visti passare. E ieri mattina, all’indomani dell’aggressione, tra la scuola materna ed il fruttivendolo sull’angolo di via Leopardi, due ragazzi africani chiedevano i soliti spiccioli tra i commenti dei clienti che ascoltavano il moltiplicarsi dei racconti sull’aggressione.

Ma sul caso è arrivato un colpo di scena in tribunale: il gip del Tribunale di Lucca non ha convalidato l’arresto.

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