Il Tirreno

Versilia

in tribunale 

Strage, un filo comune tra Viareggio e Pioltello

Donatella Francesconi
Strage, un filo comune tra Viareggio e Pioltello

Il pm Salvatore Giannino mostra in aula una foto dell’incidente in Lombardia: «Sul pezzo dello scambio stessi segni da urto con una ruota. Non forò la cisterna»

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C’è agitazione tra i banchi dei difensori di Fs e delle sue imprese, nell’aula 32 del Palazzo di giustizia di Firenze, mentre il pubblico ministero Salvatore Giannino insiste su un argomento che ha a lungo attraversato le indagini ed il dibattimento di primo grado per il disastro ferroviario di Viareggio, 29 giugno 2009, 32 morti ed oltre 100 feriti, alcuni dei quali ancora lottano con le conseguenze delle ustioni. I giudici del Tribunale di Lucca non hanno espresso la certezza di cosa abbia perforato la costerna carica di Gpl: di sicuro un elemento dell’infrastruttura, più probabilmente uno dei picchetti di regolazione delle curve (la tesi dell’accusa), ma la difesa punta il dito, invece, sulla “zampa di lepre”, elemento dello scambio.

Ieri Giannino ha voluto sviscerare a fondo tutte le argomentazioni ascoltate . Forte di un elemento nuovo che arriva dal disastro ferroviario di Pioltello, 25 gennaio 2018, 3 morti e 46 feriti in seguito al deragliamento di un treno carico di pendolari: «Un treno sviato percorre diverse centinaia di metri di binario, perde una sala. La sala persa ha impattato contro zampa di lepre. Basta confrontare le due foto - quella di Viareggio e quella di Pioltello - per verificare l’identità tra le due zampe di lepre ed i segni riportati sopra». Il pm continua: «I tecnici di Rfi intervenuti scrivono: i segni sono stati lasciati dall’urto della sala montata. La ruota destra ha urtato violentemente contro la zampa di lepre. La foto della zampa di lepre di Viareggio e quelli sulla zampa di Pioltello rivelano la assoluta identità».

La foto mostrata in aula da Giannino non è ancora pubblica: le indagini della Procura di Milano non sono ancora chiuse ed il pm ha ottenuto dalla sua collega in Lombardia l’autorizzazione a mostrarla in aula a Firenze.

In chiusura di udienza, si è levata la voce dell’avvocato Armando D’Apote, difensore di Mauro Moretti, ex ad di Ferrovie che siede sul banco degli imputati e che, nel corso dell’intervento del pm Giannino, si è più volte alzato attraversando l’aula: «Vista l’inaspettata enfasi che il pm ha dedicato all’argomento non so se siamo disponibile a contenere la nostra discussione». D’Apote ha sottolineato come nei ricorsi degli imputati di casa Fs il tema di cosa abbia formato la cisterna non sia stato preso in considerazione. «Sapevate che era motivo di appello dell’accusa», ha risposto la presidente della terza sezione di Corte d’Appello, Paola Masi: «Se ritenete di esporre, esporrete...». —



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