Il Tirreno

Versilia

Rabbia e rassegnazione nella pineta «Il nostro parco in preda allo spaccio»

Cesare Bonifazi
Rabbia e rassegnazione nella pineta «Il nostro parco in preda allo spaccio»

Da anni durante il giorno è il luogo delle famiglie e dello sport, ma la sera diventa la centrale della droga a Viareggio

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Nella pineta di Ponente, il giorno dopo la feroce aggressione al poliziotto durante un controllo in borghese, ci sono le famiglie, ragazzi e ragazze che fanno jogging, le signore che passeggiano in bicicletta. Quella del polmone verde di Viareggio è una situazione bipolare: un territorio sospeso tra dottor Jekill e mister Hyde. I residenti, venuti a sapere dell’aggressione , non riescono a indignarsi, sono in bilico tra la rabbia e la rassegnazione: «Adesso la situazione è anche un po’ migliorata, ma qui di notte non veniamo».

Perché durante il giorno è il luogo ideale per tutti, ma basta che cali il sole per diventare la centrale della droga. Già nel 2012 il Tirreno aveva denunciato come la pineta fosse il territorio degli spacciatori nordafricani.

«Adesso la situazione è migliorata rispetto a qualche anno fa - racconta Luca Larini che qui fa ginnastica ogni giorno - sicuramente adesso è più pulito e c’è più luce. Ma la sera noi residenti non entriamo: se per caso la mia ragazza deve attraversare il bosco, io l’accompagno sempre perché non voglio che venga importunata. Sarebbe necessario trasformare la pineta in uno di quei parchi come ci sono nel Nord Europa o negli Stati Uniti: servirebbe a togliere un po’ di criminalità».

Soprattutto le donne preferiscono fare la circumnavigazione della pineta quando è notte: «Non è una novità che qui ci sia la delinquenza - racconta Daniela Castelli, che abita poco distanze da via Zara - in passato c’era anche prostituzione. Di sera non ci vengo mai». E se la situazione non è come anni fa è merito proprio dei controlli: «Si vedono più spesso macchine della polizia e dei carabinieri - dice Erica Pieroni - ma col buio lo spaccio c’è sempre».

Ci sono persone che qui devono starci per forza, per lavoro, e addirittura ci vivono come Tecla Belvederesi, titolare del circolo del tennis: «Qui ogni sera è un viavai continuo - racconta - ci sono marocchini, senegalesi che spacciano, di solito gli acquirenti sono italiani: lasciano la bicicletta al lato della strada ed entrano a piedi. Non mi sono mai sentita veramente in pericolo: ogni tanto sentiamo urla e strepiti ma di solito se la prendono tra di loro. D’estate c’è più gente e il giro dello spaccio cresce. Purtroppo è una situazione che conosciamo molto bene».

Eleonora Manfredi gestisce il bar della bocciofila e spesso ha “ospiti” nella sua attività: «È capitato che i ladri entrassero e rubassero bevande - dice - oppure che qualcuno arrivasse strafatto. Personalmente non mi è mai accaduto niente ma la sera c’è un bel movimento». Raffaello Pieraccini invece preferisce non portare il cane in Pineta la sera: «Durante il giorno vengo, ma di notte è poco illuminato e preferisco camminare in passeggiata. Ci vorrebbero più luci, questo è certo». —

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