Il Tirreno

Versilia

vicenda dolorosa 

Hanno perso la casa dopo l’omicidio del padre di famiglia «Aiutati da nessuno»

Matteo Tuccini
Hanno perso la casa dopo l’omicidio del padre di famiglia «Aiutati da nessuno»

Oggi sono passati otto anni dal delitto di Stefano Romanini «Viviamo nel ricordo suo e dell’ultimo Natale felice»

2 MINUTI DI LETTURA







Non si affacciano più da quella finestra su via Battisti, da cui Giuliana vide il killer vestito di nero che stava crivellando di colpi suo marito Stefano. Non dormono più nelle camere dove si svegliarono quella mattina, in preda a un incubo che prosegue ancora oggi. La porta di quell’abitazione che dalle prime ore dell’8 febbraio del 2011 finì su tutti i giornali e tv si è chiusa per sempre. I familiari di Stefano Romanini, imprenditore edile assassinato sotto casa a 47 anni con nove colpi di pistola, hanno dovuto mettersela alle spalle e ricominciare ancora una volta. «Perché nessuno ci ha aiutati, né allora né in questi otto anni», dice Simonetta Pellegrini, sorella di Giuliana, la vedova di Stefano.

La perdita della casa di famiglia, raccontano, è stata una delle conseguenze della morte di Stefano, in aggiunta al dolore della tragedia. Per quel delitto è stato condannato all’ergastolo come mandante Roberto Romanini, 68 anni, imprenditore e cugino di Stefano. Il 10 aprile è prevista la sentenza di appello. In primo grado, oltre alla condanna, la Corte d’Assise di Lucca aveva deciso un risarcimento provvisorio di 900.000 euro per la vedova e le due figlie. «Neanche un euro è arrivato: di conseguenza abbiamo dovuto fare quello che potevamo – dice Simonetta – Sulla casa c’era un mutuo e purtroppo non è stato possibile salvarla. Come famiglia siamo rimasti uniti, come lo siamo sempre stati. Ma è chiaro che non aver mai ricevuto un supporto di alcun genere ha reso tutto ancora più difficile. In questo contesto teniamo ancora una volta a ringraziare la magistratura e la squadra mobile della questura di Lucca, il cui lavoro è stato eccezionale. Ad oggi possiamo dire che la giustizia sta facendo il suo corso, anche se il processo per la morte di Stefano è ancora alla fase di appello».

Nel frattempo Roberto Romanini, che continua a professarsi innocente, è finito in carcere. Anche se per un’altra vicenda: la condanna definitiva nel processo per il sequestro con sevizie dell’ex socio in affari. Anche Stefano era stato suo socio, nella Rb escavazioni: il rapporto professionale era finito male, con Stefano che era uscito dalla ditta lasciando centinaia di migliaia di euro di pendenze. Sarebbe stato questo, secondo la Procura e la polizia, uno dei moventi chiave nella decisione di assassinarlo.

Oggi, nell’anniversario dell’omicidio, nuovi fiori saranno portati sulla tomba di Stefano. «Viviamo nel suo ricordo – conclude Simonetta – e dell’ultimo Natale felice che facemmo tutti assieme. Proprio in quella casa che oggi non appartiene più a mia sorella e alle mie nipoti». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web