Sicurezza
Lotta al mercato nero di "cèe" e ricci, controlli a raffica nei ristoranti e in mare
Multa da 1.500 euro a un locale: aveva oltre due chili di polpa di origine ignota. Numerose le segnalazioni alla Capitaneria
VIAREGGIO. Sono i frutti più proibiti del mare. Al punto che si trovano sul mercato nero con prezzi da speculazione finanziaria e nomi in codice da 007. Sono le "cèe", i piccoli delle anguille, la cui pesca è vietatissima e per questo ambita da ristoratori e clienti con pochi scrupoli. Tutti disposti a pagare centinaia di euro per mettere in tavola e mangiare un piatto di spaghetti con i capelli bianchi, come vengono definite le "cèe" nel linguaggio da setta degli appassionati. La Capitaneria di porto ha avviato una nuova campagna di controlli in mare, nei mercati e nei ristoranti contro lo spaccio delle "cèe". «Un po’ in ritardo rispetto al solito - dicono gli stessi militari - a causa degli sbalzi termici di questo periodo, anche quest’anno è arrivato in Versilia il periodo di riproduzione del novellame di anguilla. La cattura delle "cèe" sottomisura (la taglia minima consentita è 25 centimetri, quando praticamente il pesce è adulto e può considerarsi anguilla a tutti gli effetti, ndr), provoca notevoli danni all’ecosistema marino, andando ad incidere sugli esemplari appena nati di una specie in via di estinzione e protetta da convenzioni e norme internazionali e nazionali». In parole povere: se si dà caccia sfrenata ai piccoli la specie rischia l’estinzione.
Per questo motivo la Capitaneria ha intensificato nei giorni scorsi la vigilanza, anche in orario notturno. Scoprendo in particolare lungo le sponde del canale Burlamacca, anche grazie a numerose segnalazioni che provengono dai cittadini, diversi attrezzi artigianali posizionati in acqua per la cattura delle anguille ed abbandonati alla vista della Guardia costiera. «Si trattava - si spiega - di nasse e cerchiaie di varie forme e dimensioni, retini a maglia fitta e contenitori per la raccolta. L’attività illecita è stata interrotta sul nascere, senza pregiudizi per la fauna marina». L’attenzione dei militari si è concentrata naturalmente anche su mercati e ristoranti, per combattere la commercializzazione dei prodotti, rivenduti a caro prezzo. E in un ristorante di Viareggio, i militari non hanno trovato le "cèe", bensì 17 vaschette anonime in pvc e polistirolo contenenti polpa di riccio, altra specie protetta in quanto a rischio estinzione. In totale erano 2,3 chili di prodotto pronto per essere servito in tavola. «Il titolare dell’esercizio - dicono dalla Capitaneria - non ha fornito alcuna certificazione utile alla tracciabilità dei ricci di mare, presumibilmente provenienti da pesca sportiva abusiva».
La polpa di riccio non è proibita, ma è controllata e vincolata: non possono essere pescati ricci sotto i 7 centimetri, il pescatore sportivo può raccoglierne non più di 50 al giorno e non può rivenderli. Anche le ditte e i professionisti autorizzati hanno limiti di raccolta e periodi di fermo pesca. Oltre al sequestro delle vaschette, al ristoratore è stata fatta una multa da 1.500 euro. «La Capitaneria di porto di Viareggio - conclude la nota - continuerà nei prossimi giorni la propria attività a tutela dell’ambiente marino, del patrimonio ittico e dei consumatori».
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