Il Tirreno

Versilia

Sprangata in faccia, la mamma del ferito: «Non perdonerò mai»

Cesare Bonifazi
Veronica Pardini con il figlio Nicolò Naitana
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Veronica Pardini con il figlio Nicolò Naitana

Camaiore, la donna: «Quel giovane si era presentato a casa nostra come un amico ma non lo avevo fatto entrare perché non mi convinceva»

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CASOLI. Casa Pardini-Naitana è a pochi metri dal luogo dell’aggressione. Ieri nessuno a rispondere al campanello: tutta la famiglia è volata a Livorno per sapere delle condizioni di Nicolò, colpito in pieno volto da un rivale in amore con una sbarra di ferro. Il suo aggressore, Federico Palmerini, è agli arresti domiciliari con l’accusa di Lesioni gravissime e lui in ospedale, in ripresa. Tutto per un bacio a una ragazza.. La madre di Nicolò, Veronica Pardini, è conosciuta in paese. In molti l’hanno contattata per avere aggiornamenti sullo stato di salute del figlio.

«Nicolò sta meglio: è vigile e risponde alle domande ma è ancora in subintensiva. Ci vorranno ancora dei giorni prima che possa uscire definitivamente - dice la donna raggiunta telefonicamente dal cronista del Tirreno - sono in viaggio per Livorno: alle 13 c’è il passo».

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E lei come si sente?

«Sono fortemente scossa. Quel ragazzo con quel gesto avrebbe potuto fare seriamente del male a Nicolò: ridurlo in sedia a rotelle, fargli danni permanenti oppure ucciderlo».

Lei perdona l’aggressore di suo figlio?

«Quello che è stato fatto è imperdonabile. Non esiste alcuna ragione plausibile e logica che possa giustificare un atto così. Non gli auguro niente di male, questo è certo. Ma per me è imperdonabile».

Era presente al momento dell’aggressione?

«No, ero in casa. Ma sono arrivata poco dopo».

Il ragazzo prima di picchiare suo figlio era passato da casa?

«Sì. Erano poco dopo le 20e30. Io avevo sentito Nicolò via telefono: era andato in palestra e tardava. Gli ho preparato il riso e gli ho detto di passare a comprare il sale. Ero già pronta per andare a letto quando sento suonare. Pensavo fosse Nicolò, invece era quel ragazzo».

Cosa le ha detto?

«Si è presentato, mi ha detto di essere un amico di mio figlio e mi ha chiesto se fosse in casa. Gli ho detto che non c’era e che sarebbe tornato più tardi. C’era qualcosa che non mi convinceva in quelle parole: perché qualcuno doveva presentarsi a quell’ora di sera? Quindi ha insistito chiedendomi a che ora sarebbe arrivato. Ovviamente non ho risposto. A quel punto mi ha domandato se potevo dargli il numero di telefono. Aveva urgenza di parlare con lui. Mi ha insospettito e gli ho risposto che se fosse stato davvero un amico di Nicolò avrebbe avuto il suo numero di cellulare. Solo allora ho capito che era malintenzionato e l’ho mandato via».

I due ragazzi si sono incontrati pochi metri da casa di Nicolò, proprio davanti al bar gastronomia del paese. Lì si è consumata in pochi minuti la rabbia di Palmerini che ha prima litigato con il proprio rivale e poi lo ha colpito al volto.

Adesso Nicolò, il ragazzo ferito, è ancora in ospedale. I medici gli hanno dato una prognosi di trenta giorni. —


 

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