Il Tirreno

Versilia

Sprangate al rivale in amore: l’aggressore era stato accompagnato dal padre

Cesare Bonifazi
Sopra il ferito Nicolò Naitana e sotto Federico Palmerini
◗
Sopra il ferito Nicolò Naitana e sotto Federico Palmerini

Camaiore, un testimone che ha assistito alla violenza: «Un gesto ingiustificabile che poteva finire in tragedia». Il giovane finito in ospedale è fuori pericolo di vita

5 MINUTI DI LETTURA





CAMAIORE. Basta porre la domanda «avete sentito cos’è successo?»: a Casoli non si parla che dell’aggressione di lunedì sera. La frazione camaiorese è sconvolta. Nicolò Naitana, un ragazzo poco più che ventenne è stato colpito con una spranga di ferro da Federico Palmerini, suo coetaneo e rivale in amore. Secondo i testimoni, ad accompagnare il giovane aggressore c’era anche il padre, conosciuto fabbro del paese. Federico lavora con lui ed è probabile che abbia trovato il tubo Innocenti con cui ha colpito in pieno volto il coetaneo proprio al laboratorio artigiano. A scatenare la furia del ragazzo sarebbe stato un bacio tra Naitana e la ragazza di Palmerini.

IL RISVEGLIO IN PAESE

I pochi abitanti che vivono arrampicati a metà strada tra la montagna e il mare, nella città degli sgraffiti, scuotono la testa. Solo pochi vogliono commentare quanto accaduto un paio di giorni prima. In strada, a letteralmente qualche metro dal bar-gastronomia di Casoli ci sono ancora gli aloni del sangue di Nicolò sull’asfalto.

«Erano circa le nove quando i due ragazzi si sono incontrati qui davanti - spiega Ario Cappelli, il titolare del negozio del paese, indicando lo spiazzo con le sedie di plastica di fronte all’entrata - Palmerini gli ha detto “ti devo parlare”. Nel momento in cui è accaduto tutto ero rientrato per rispondere a una telefonata, ma mio nipote era presente e ha visto tutto. Federico si era portato il padre con sé. Non ci aspettavamo certamente che sarebbe accaduto tutto questo: era evidente che avrebbero litigato. Ma le sprangate non potevamo di certo immaginarle».

Dunque il padre del ventenne aggressore era lì ad assistere alla lite, lo confermano anche gli inquirenti, ma al momento non gli viene contestato nulla. Non è stata riscontrata infatti alcuna responsabilità nei fatti e al momento non è indagato. La lite è durata pochissimo: poco più di qualche minuto quando il ragazzo ferito è entrato nel bar con la faccia ricoperta di sangue. «Ho avuto molta paura. Si lamentava: diceva di sentire male alla testa - racconta il commerciante - l’aggressore se n’è andato via subito dopo il colpo. C’è mancato poco perché, se lo avesse preso male, avrebbe potuto ucciderlo».

«FAMIGLIA PER BENE»

Le quattro stradine che compongono il centro abitato sono per lo più deserte e i pochi che vogliono parlare ripetono lo stesso concetto: «In un paese come il nostro non si era mai vista tanta rabbia e tanta violenza». Come Mariella Moriconi, che conosce entrambe le famiglie dei ragazzi: «Non ce l’aspettavamo - dice - non ero presente ma sia la famiglia di Nicolò che quella di Federico non sono violente. Sono tutte persone per bene. Evidentemente quel ragazzo era accecato dalla rabbia ma questo non giustifica quello che è accaduto».

L'OFFICINA CHIUSA

La bottega di Palmerini, a metà strada tra i paesini di Lombrici e Casoli, ieri era chiusa. Neanche un cartello a segnalare i motivi. Nessuno a rispondere al campanello. Poco distante, nella strada che porta a Candalla, una lavandaia, Lia Marchetti, sfrega i panni all’acqua fredda: «Non c’è nessuno - dice - ma loro comunque non abitano qua: c’è solamente il laboratorio di fabbro».

Anche lei incredula: «Non hanno mai avuto problemi - commenta - sono persone per bene e non hanno mai fatto male a nessuno. Non si capisce proprio che gli sia preso: non credo che il padre sapesse cosa stesse per accadere. È impossibile che un genitore metta su un ragazzo per una questione d’onore. Fosse successo a me, avrei fatto capire a mio figlio che esistono tante donne al mondo».

[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.17732870:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/versilia/cronaca/2019/02/07/news/la-mamma-del-ferito-non-perdonero-mai-1.17732870]]

MIGLIORANO LE CONDIZIONI DEL FERITO

Intato, Nicolò Naitana è fuori pericolo. Ha riaperto gli occhi dopo il coma farmacologico e risponde alle domande dei familiari che anche nella giornata di mercoledì erano a Livorno dove è stato ricoverato dopo le prime cure all’ospedale Versilia di Lido di Camaiore. Naitana, che non ha perso i sensi nel momento in cui è stato colpito dalla spranga di ferro, ha avuto un forte trauma cerebrale e un ematoma profondo che è stato immediatamente operato dallo staff di Neurochirurgia dell’ospedale livornese.

Il ragazzo ha una prognosi di trenta giorni ma è definitivamente fuori pericolo. A colpirlo è stato un rivale in amore che lo ha colpito violentemente con un tubo di ferro al termine di una lite per una ragazza. Secondo quanto riportano i testimoni, presente alla lite c’era anche il padre dell’aggressore. All’uomo tuttavia non è stato contestato alcun reato.

Il giovane che ha colpito il coetaneo, Federico Palmerini, è agli arresti domiciliari con l’accusa di lesioni gravissime aggravate dalla premeditazione. Secondo una prima ricostruzione infatti il giovane sarebbe partito da casa con il tubo di ferro lungo più di un metro per «farla pagare» a Naitana che aveva avuto la colpa di aver baciato la propria fidanzata. Il giovane è ancora a disposizione dell’autorità giudiziaria. Dai suoi legali soltanto un «no comment».

NO COMMENT DEL LEGALE DI PALMERINI

 Nessun commento sulla vicenda, in attesa di parlare con il ragazzo e con la famiglia. È l’avvocato camaiorese Mario Barsanti ad aver assunto la difesa di Federico Palmerini, il ventenne arrestato per la sprangata in faccia a Nicolò Naitana, 21. Il legale, contattato dal Tirreno, non ha rilasciato dichiarazioni né sull’episodio né sull’eventuale strategia difensiva da adottare.

L’unica cosa certa, al momento, è che Palmerini si trova agli arresti domiciliari con l’accusa di lesioni personali gravi dopo il colpo di spranga rifilata a Naitana. Reo, dal suo punto di vista, di aver dato un bacio alla sua ragazza.

Un episodio che ha riportato alla mente un altro, avvenuto in tutt’altro contesto e con esiti ben peggiori: la tragedia di Manuele Iacconi, morto a 34 anni dopo un’aggressione a colpi di casco in Darsena a Viareggio. L’omicidio, avvenuto la notte del 31 ottobre 2014, fu uno dei casi di violenza giovanile più atroce della storia recente di Viareggio e della Versilia.

L’età dei protagonisti di quest’ultimo episodio ricorda in maniera sinistra quella tragedia. E riporta alla mente numerosi interrogativi. 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini