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il caso  

Quel rilevatore di svio che ancora non piace

D.F.
Quel rilevatore di svio che ancora non piace

L’Europa ne ha discusso prima e dopo il disastro ferroviario del 2009 sui binari di Viareggio Senza mai imporlo

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VIAREGGIO. È il tema dell’installazione dei dispositivi di rilevamento di svio di un treno quello che attraversa l’intervento del pm Salvatore Giannino, nella parte pomeridiana della seconda udienza d’Appello delle tre dedicata alla accusa. Una discussione, quella sull’installazione o meno del sistema, che attraversa - negli anni prima del disastro ferroviario di Viareggio, e quel che è peggio in quelli successivi - un’Europa che non riesce a liberarsi del pressing delle imprese ferroviarie, sempre contrarie.

Un confronto in ambito dell’Europa e degli organismo chiamati a decidere - ha ricordato Giannino - contrassegnato da un unico elemento: «Non si parla di persone. Ma di costi. Sempre e solo se ne fa un problema di costi». Costi legati soprattutto ai falsi allarmi che i dispositivi, là dove installati (in Svizzera, per esempio) facevano perdere tempo al trasporto ferroviario. Nel ripercorrere la lunga discussione, Giannino sottolinea il dato che salta all’occhio: «Su mille carri, là dove il detettore è stato adottato, si registrava un falso intervento del dispositivo all'anno. Con conseguenze pari a zero». O meglio con una conseguenza che al sistema ferroviario italiano ed europeo appariva insormontabile, al punto da puntare i piedi per anni affinché l’Europa non decidesse di rendere obbligatoria l’installazione: «Falsi allarmi che hanno dato al massimo venti minuti di fermata» del treno coinvolto.

Giannino ricorda quanto accaduto per un dispositivo che oggi è fondamentale per la sicurezza ferroviaria: il Sistema di controllo marcia treno (Scmt). «All’inizio dava frequenti spezzamenti dei treni. Ma questo non ha portato al blocco dell’installazione. Si è lavorato sul dialogo tra treno e rotaia e sugli spezzamenti e si è portato avanti quello che è un gran sistema di sicurezza. Con un sistema ben più banale e con molti meno problemi come è il rilevatore di svio si poteva fare ugualmente».

Si poteva e si doveva fare, viene da dire, oggi che è passato un anno dal terribile incidente in Lombardia, a Pioltello, dove è stato coinvolto un treno carico di pendolari che il rilevatore di svio avrebbe messo in frenata al primo accenno che qualcosa nella marcia del convoglio non stava andando per il verso giusto.

E fa ancora più male quando il pubblico ministero ricorda quanto emerso in sede di dibattimento di fronte ai giudici del Tribunale di Lucca: fin dal 2005 Trenitalia aveva lavorato ad un progetto per dotare il proprio parco carri di rilevatori di svio. Un progetto che rimase lettera morta. Fino a quando il tema dell’antisvio non è esploso, quatto anni dopo, insieme al Glp della cisterna deragliata a falciare trentadue vite innocenti. —

D.F.

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