Sicurezza
Strage, le accuse della Procura: «Gli imputati tedeschi sapevano»
La nuova udienza a Firenze si è aperta leggendo i nomi delle 32 vittime In aula giudizio positivo sulla sentenza di primo grado: «È esemplare»
«È impensabile che non sapessero»: risuonano ancora una volta, nell’aula di un Tribunale (il Palazzo di giustizia di Firenze) le parole dell’accusa agli imputati per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009 a Viareggio, 32 morti. Poco prima di entrare nel merito delle responsabilità degli imputati tedeschi (Gatx Germania, Gatx Austria, officina Jungenthal di Hannover) Luciana Piras, per la Procura generale di Firenze, aveva aperto la prima delle giornate dedicate alla Procura con la lettura, una dopo l’altro, dei nomi delle vittime. «Ho ricordato i nomi perché mia ferma convinzione è sempre stata che nei processi per omicidio, soprattutto quelli per omicidio colposo, i morti si tende a dimenticarli».
La Procura generale è entrata nel merito delle accuse dei soli imputati stranieri in una vicenda che ha visto condannati dal Tribunale di Lucca, in primo grado, anche i principali manager delle aziende del Gruppo Ferrovie all’epoca dei fatti. Un pronunciamento, quello dei magistrati Gerardo Boragine, Nidia Genovese e Valeria Marino, definita da Piras «sentenza assolutamente esemplare, di una chiarezza tale da comprendere problematiche tecnico scientifiche e giuridiche». A differenza di quanto, invece, ha fatto l’incidente probatorio tenutosi nello stesso Tribunale di Lucca: «Se leggiamo le argomentazioni dell’incidente probatorio di chiarezza non ne troviamo», sono ancora le parole di Piras.
Quando il magistrato entra nei fatti delle condotte contestate alla proprietà del carro merci deragliato con il suo carico mortale di Gpl e a chi il materiale rotabile avrebbe dovuto manutenere, le parole dell’accusa mettono i brividi anche per una storia lunga ormai quasi dieci anni: «È impensabile che non sapessero, in ragione delle loro qualifiche, delle loro esperienze professionali e delle norme di settore. Dovevano assolutamente sapere quali norme cautelari erano da osservare per scongiurare rottura assile, ancora più se prodotti nel 1974 e dal 2007 fatti oggetto di segnalazione da parte dell’Eba (Agenzia tedesca per la sicurezza ferroviaria, ndr)». Una «prevedibilità piena dell'evento», sottolinea la Procura, «che le norme da rispettare avrebbero neutralizzato». Ed, invece, così non è stato. Come ha tragicamente dimostrato la maledetta notte del 29 giugno 2009.
Vicenda nella quale - così la ricostruzione agghiacciante nonostante il tanto tempo passato e le tante carte che sono state raccolte, lette, discusse - «l'evento non è prevedibile. È previsto».
Quando l’analisi dell’accusa di avventura nell’esame delle responsabilità degli imputati dell’officina Jungenthal di Hannover, si fanno di fuoco, sottolineando come «quanto si faceva alla Jungenthal aveva un solo scopo: riciclare le sale montate (assili più ruote, ndr) e favorire il loro ingresso nel mondo ferroviario, indipendentemente dal loro stato. Lo dimostra il tentativo di rifilare all’officina Cima (di Mantova, ndr) le due sale poi sostituite».
La descrizione di quanto avviene in terra tedesca è così sintetizzata da Luciana Piras: «Chiudono gli occhi e tollerano negligenza, cialtroneria, faciloneria criminale».
L’accusa - Piras prima e Salvatore Giannino dopo - si è concentrata sulla figura di Joachim Lehmann, supervisore e responsabile esami non distruttivi presso l’officina Jungenthal, assolto in primo grado e per il quale la Procura chiede oggi una condanna ad 8 anni. Perché «si è totalmente disinteressato delle procedure e delle modalità esecutive delle procedure manutenzione, mai intervenendo per segnalarne le irregolarità».
Nonostante un contratto da 700.000 euro l’anno per 17 ore di lavoro: «Elemento dal quale - sono le parole di Piras - traiamo la radicata certezza che la sua scarsa presenza conferma proprio che in realtà lui era solo prestato a fornire a Jungenthal una copertura proforma per consentire alla stessa di rimanere nel circuito delle officine autorizzate ad eseguire controlli non distruttive pur non avendone i requisiti. Contribuendo, così, alla ininterrotta concatenazione causale di eventi scaturenti l'uno dall'altro senza soluzione di continuità».
Eventi che hanno portato il treno carico di Gpl a deragliare a ridosso delle case lungo i binari della stazione di Viareggio, nel giugno di 10 anni fa. —
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