Gioco
Polemica sulle coreografie al Carnevale. Marialina: «Sono una libera scelta dei costruttori»
La presidente della Fondazione: «Ma se i figuranti che sfilano sono quasi 4000 come si può dire che non sono popolari»
VIAREGGIO. Smorza le polemiche. E, anzi, si prodiga in complimenti verso i Carnevalari, il gruppo di giovani che - fra le tante iniziative che porta avanti - sabato scorso al teatro Eden ha messo in scena l’edizione numero tredici del Festival di Burlamacco. Insomma, Marialina Marcucci vuol ricomporre quello che a molti è sembrato uno strappo fra la Fondazione e - appunto - i Carnevalari. Argomento del contendere: la difesa dell’identità popolare della festa più amata dai viareggini. E, nello specifico, il ricorso giudicato eccessivo alle coreografie di fronte ai carri. Una degenerazione (o una evoluzione, a seconda dei punti di vista) che nel corso della serata dell’Eden è stata ferocemente presa di mira con l’arma della satira. Senza risparmiare frecciate alla presidente della Fondazione.
Poi, però, Marialina Marcucci non si tira indietro quando si tratta di affronta le questioni per le quali è tirata in ballo. «Quella sulle coreografie - replica - è una polemica che non va certo fatta con la Fondazione perché qualsiasi attività ciò che si sviluppa intorno alla realizzazione di una costruzione è nella libera volontà dei carristi.Tanto è vero che le coreografie non sono nel bando. Il bando eventualmente fa riferimento alla spettacolarità. Ma la spettacolarità può essere un concetto legato alle coreografie come anche alla monumentalità di un carro o ai movimenti».
La numero uno del Carnevale rifiuta però l’idea che le coreografie dei carri non siano un elemento importante dei corsi. «Mi sembra azzardato dire che le coreografie non siano popolari e non rappresentino Viareggio quando ci sono quasi quattromila figuranti che sfilano e che rappresentano quasi il 10 per cento della popolazione. Semmai contrasto chi le attacca per principio: fra l’altro è nella storia del Carnevale costruire una relazione con il pubblico. Il punto semmai è un altro: i Carnevalari si dispiacciono che i carri non siano più stracolmi di maschere a bordo, ma questo non dipende né da noi né dai carristi. Dipende dalle regole di sicurezza che non ci siamo inventati noi e che precludono comportamenti a rischio».
Altro elemento di “ruggine” fra Carnevalari e Fondazione riguarda il “titolo” da attribuire alla canzone regina del Festival di Burlamacco. Fino a qualche edizione fa, infatti, il brano vincitore diventava (o era considerato) la “canzone ufficiale” del Carnevale di quell’anno. Ora la definizione è più sfumata. «Quella che vince il concorso dei Carnevalari - chiarisce la presidente - non è la canzone ufficiale del Carnevale. E’ la canzone che rappresenta ed apre l’edizione di quel Carnevale, ma da molti anni non esiste un albo che elenca le canzoni ufficiali come invece avviene ad esempio per il Burlamacco d’oro o l’Ondina d’oro. Poiché non è la Fondazione a scegliere, non può essere la canzone ufficiale. Facciamo un esempio: il manifesto ufficiale lo decide la Fondazione. La canzone che vince il Festival di Burlamacco invece - e lo dico senza polemica - la stabilisce una associazione importantissima per le tradizioni del Carnevale ma che è esterna alla Fondazione». —
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