Gioco
Enti sanitari pronti a studiare il caso dei morti per tumore a Piano del Quercione
Con i dati attuali non è possibile risalirne alle cause Asl: «Non si può stabilire il nesso tra la malattia e i rischi»
massarosa. Per capire perché diciotto persone di Piano del Quercione sono morte per un cancro al cervello serve «un modello di studio che valuti la reale occorrenza di un’aggregazione insolita di casi e della loro potenziale correlazione con specifici fattori di rischio». In altre parole: i dati attuali non bastano per capire se il fenomeno c’è e quale sia la causa. Lo dicono Asl e Ars, l’azienda regionale per la sanità che si occupa degli studi sul territorio toscano, in una nota congiunta: i due enti sanitari si dicono pronti, insieme a Ispro (l’istituto specializzato per la prevenzione e la rete oncologica), a scendere in campo per studiare il caso massarosese.
Un caso che parla di diociotto persone, under 65, tutte decedute per un cancro al cervello nella piccola frazione di Piano del Quercione. Persone che abitavano a poche centinaia di metri l’uno dall’altro.
Di studi sul territorio ne sono già stati fatti. «Nel gennaio 2016 – informano Asl e Ars –, a seguito di una comunicazione inviata da una cittadina di Piano del Quercione, Ars ha effettuato una analisi sullo stato di salute dei residenti nel Comune di Massarosa». Lo studio ha utilizzato due fonti di dati: il registro di mortalità regionale (di Ispro) con dati aggiornati al 2012 e le e schede di dimissione ospedaliera, relative ai ricoveri ordinari ed in day hospital, con dati aggiornati al 2014. L’analisi ha avuto come unità geografica di osservazione tutto il comune di Massarosa. Non esistono dati sulle singole frazioni. «La relazione di Ars – si legge nella nota –, inviata al sindaco del Comune di Massarosa il 25 gennaio 2016, riportava, sinteticamente le seguenti conclusioni: una generale diminuzione dal 1987 al 2012 nel Comune di Massarosa come in tutta la Versilia e la Regione Toscana di casi di tumore». Nel Comune di Massarosa la diminuzione della mortalità negli uomini era però minore rispetto al resto della Versilia. La riduzione della mortalità nelle donne era invece più marcata e quindi le residenti nel comune di Massarosa presentavano valori più simili a quelli medi toscani (e quindi più bassi rispetto alle residenti nel resto della Versilia).
«Sono stati presi in considerazione anche i “Rapporti di mortalità standardizzata per età” per singole cause: per molte delle cause considerate il numero dei casi osservati era molto basso e la stima ottenuta era molto imprecisa; per alcune cause, quali il tumore del polmone e le malattie del sistema circolatorio, riconducibili a svariati fattori di rischio legati sia presenti nell’ambiente di vita e di lavoro sia correlati a stili di vita, in analogia a quanto osservato ormai dagli anni’80 erano, sebbene in riduzione nel tempo, ancora significativamente più elevati in questo comune come in tutta l’area del Nord-Ovest della Toscana».
Dopo un lungo periodo di blocco della rilevazione, dal 2013 è attivo il registro tumori della Toscana gestito da Ispro, quello che raccoglie informazioni su lavoro, casa e stili di vita delle persone malate di tumore. Ma «nelle note conclusive, condivise con Asl, Ars precisava che lo studio non era in grado di stabilire un nesso causale tra esiti sanitari ed eventuali esposizioni ambientali poiché i dati erano aggregati a livello di comune e non verificati sul singolo soggetto». Inoltre, veniva evidenziato che sono molteplici le possibili cause in gioco, dai fattori individuali riconducibili agli stili di vita ed al tipo di lavoro, a quelli ambientali, laddove per ambientale si intende sia la presenza di inquinanti sia il contesto sociale, economico e culturale, «tant’è che è ipotizzabile il ruolo di un mix di concause che vanno a determinare lo stato di salute della popolazione». Per questo, si legge ancora, «occorrono competenze epidemiologiche specifiche e una stretta collaborazione con gli enti che conoscono bene il territorio». —
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