Il Tirreno

Versilia

Iper-tecnologica ma disinteressata, a Livorno serve una scossa

*presidente Eumetra Mr
Iper-tecnologica ma disinteressata, a Livorno serve una scossa

La ricerca di Eumetra Mr evidenzia il paradosso della città. Eppure alcune realtà eccellono e il capitale umano è ottimo

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Il territorio livornese, a prima vista, sembrerebbe avere tutte le condizioni per rappresentare un’area aperta all’innovazione ed allo sviluppo tecnologico. Livorno sta in una regione evoluta, ha una discreta urbanizzazione, fatta di centri di medie dimensioni (la citta di Livorno pesa per la metà della popolazione della provincia). La provincia ha una naturale e forte vocazione alla apertura verso il mondo (la vocazione portuale), il suo territorio – costiero - non ha quelle complessità orografiche di altri territori a forte componente montana. La sua struttura pertanto facilita l’organizzazione di infrastrutture di connessione tecnologica e logistica sul territorio stesso Non a caso, le valutazioni che la popolazione livornese dà sulle reti infrastrutturali (sia fisiche che digitali) del territorio sono buone, superiori alle medie nazionali. Senza dimenticare la presenza di istituzioni e stakeholder sensibili ai temi di innovazione (aspetto testimoniato, peraltro, da diverse valutazioni fornite dalla popolazione sull’innovazione introdotta nei processi di servizio dalla pubblica amministrazione locale).

Ma esaminando più da vicino questo territorio l’impressione cambia; Livorno ha oggi un rapporto ancora difficile con i temi dell’innovazione e della tecnologia. Dal lato della popolazione le dinamiche di invecchiamento sembrano quasi più accelerate che nel resto d’Italia; già oggi la provincia ha indicatori di maturità superiori alla media italiana. Le dinamiche del suo sistema di impresa (ad esempio: la capacità di generare nuove imprese anche innovative) sembrano seguire traiettorie simili: non proprio orientate a rinvigorire ed “ringiovanire” la struttura produttiva della provincia, malgrado la presenza di significative e meritevoli eccezioni.

Il quadro non è banale, dunque. La soddisfazione della popolazione verso il proprio territorio è medio-alta (sopra la media del centro Italia e quella Italiana, ad esempio), soprattutto sui servizi e la sicurezza. Mentre meno entusiasmanti e sotto media risultano le valutazioni sull’ambiente e sui luoghi di ritrovo per il tempo libero (pecche significative per una provincia che sta anche facendo leva sul turismo come motore di ripresa).

Riguardo ai temi tecnologici – come detto - la provincia sembra abbastanza tiepida: pur riconoscendo alle istituzioni locali uno sforzo di modernizzazione - sia sui servizi per il cittadino, che sul più complessivo sviluppo tecnologico della zona - la sua popolazione non appare molto interessata alla tecnologia. Verso l’innovazione i livornesi, nel complesso, sembrano poco motivati: tutti gli indicatori di attenzione sociale verso i temi di innovazione sono al di sotto delle medie sia del centro Italia che dell’intero paese. Senza ovviamente dimenticare la distanza dall’Europa, i cui indicatori appaiono un punto di riferimento ed un traguardo spesso molto lontano.

Discorso diverso per le opinioni sul proprio sistema di impresa, che i livornesi giudicano all’altezza dei bisogni di innovazione, forse con riferimento alle grandi realtà industriali e cantieristiche del territorio. Viste dall’esterno sembrerebbe dunque un arcipelago di realtà innovative in un mare di realtà più tradizionali, più che un sistema compatto e ben inserito all’interno di una realtà sociale in grado di valorizzare queste punte innovative. Va comunque riconosciuto che la popolazione è consapevole delle contraddizioni del territorio. Essa si rende conto che le opportunità tecnologiche offerte dal territorio (almeno per i giovani, vista la maggior distanza della popolazione matura dai temi di innovazione) non sembrano all’altezza delle aspettative.

Lo stesso capitale umano sembra di migliore qualità rispetto alle opportunità offerte dal territorio (indici più elevati che nel resto del centro Italia e dello stesso dato nazionale), come riconosciuto dagli stessi livornesi. Quello che appare ai ricercatori è la necessità di una scossa che nasca dall’interno del territorio, troppo al traino – ad ascoltare la voce della sua popolazione – di poche realtà grandi anche se di buon livello tecnologico.

Una scossa che innanzi tutto diventi formazione all’innovazione, per cambiare il punto di vista e far entrare – senza snaturare il territorio e la sua popolazione – i temi della modernità nella profondità della cultura locale. Il territorio lo merita e merita una ripresa che dia forse uno stimolo ad un nuovo modello di sviluppo, che lo faccia crescere e migliorare, sia per quanto riguarda il suo ambiente, che le sue opportunità.

*presidente Eumetra Mr

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