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Le 110 candeline del papà di Burlamacco: «Azzeccai la maschera che la città voleva»
Il 31 gennaio 1909 nasceva Uberto Bonetti: pittore e grafico legato al Futurismo, ha inventato il personaggio simbolo del Carnevale di Viareggio
VIAREGGIO. Il 31 gennaio ricorrono centodieci anni della nascita di Uberto Bonetti, un interprete importante del cenacolo culturale che caratterizzò Viareggio nei primi decenni del Novecento.
La benedizione di Viani
Bonetti iniziò gli studi artistici all’Istituto d’Arte “Passaglia” di Lucca, dove Lorenzo Viani fu professore dal 1924 al 1927, che frequentò con profitto tanto che il direttore di quella scuola certificò che «Uberto Bonetti durante il suo tirocinio ha sempre dimostrato di possedere speciali attitudini all’arte». Poi si iscrisse alla Regia Accademia di Belle Arti di Bologna con una borsa di studio del Comune di Viareggio, concessa su sollecitazione di Lorenzo Viani che nel 1927 scrisse al Podestà Luigi Leonzi: «Il giovane Bonetti è una vera speranza. L’ebbi nel periodo in cui fui professore, diligente scolaro appassionato e molto profittevole. Non è il caso che insista molto sulle ottime qualità del Bonetti. Sarebbe un vero peccato, e ciò non sarà, se egli dovesse volgere altrove il suo vero talento. Accogli quindi con la maggiore larghezza la sua richiesta. Un giorno ne andrai certo orgoglioso».
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Si può dire che Viani vide giusto. Infatti, negli anni il curriculum di Uberto Bonetti si arricchì presto di importanti riconoscimenti come artista, nel settore della grafica pubblicitaria, come disegnatore e caricaturista, e nel campo della scenografia ed architettura cinematografica. Non vogliamo in questa sede ripercorrere le tappe del lungo magistero artistico di Uberto Bonetti, ma ricordare il suo impegno nella storia del Carnevale di Viareggio, firmando dal 1931 al 1992, con poche parentesi, i manifesti ufficiali della manifestazione.
1930: nasce Burlamacco
Tutto iniziò nel 1930, quando dalla sua fantasia e dal suo segno grafico nacque “Burlamacco”, la nuova maschera ideata per il manifesto del Carnevale 1931, divenuta poi la maschera ufficiale della manifestazione. Infatti, per il Carnevale di quell’anno ad Uberto fu affidato l’incarico di proporre un bozzetto per un manifesto «nuovo, ma non estremo nella sua novità, che rappresentasse la natura vacanziera della città e ne descrivesse in sintesi gli aspetti peculiari – il sole, il mare, il carnevale, le bellezze naturali».
Questo importante incarico impegnò Bonetti in una ricerca formale e di sintesi del segno grafico e dell’impostazione cromatica documentata in una serie di studi e di schizzi che testimoniano importanti influenze artistiche del movimento Futurista: Leger, Depero, ma anche Ruggero ed Ernesto Michahelles Thayaht. Bonetti pensò ad una maschera nuova che rappresentasse il Carnevale di Viareggio, che ne fosse il simbolo e l’anima. Bonetti pensò ad un pagliaccio che fosse l’ideale sintesi delle maschere della Commedia dell’Arte italiana al quale affiancò una leggiadra fanciulla in costume da bagno per ricordare le maschere femminili. Nel manifesto, i due avanzano lungo i moli: Burlamacco dalla parte dei cantieri e delle darsene, a sottolineare la sua origine marinara; Ondina dalla parte degli stabilimenti balneari, per testimoniare la realtà turistica e mondana della Viareggio estiva.
Così Bonetti ricorda il giudizio favorevole che subito registrò la sua composizione: «Azzeccai la maschera, insomma, che il pubblico voleva. Se vogliamo, quindi, non l’ho creata io. E’ la gente di Viareggio che così se l’era costruita dentro».
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Il manifesto sintetizzò, in modo originale, la spettacolarità della festa del Carnevale con la realtà turistica della città ed evidenziando con delicata armonia dei colori la suggestione di un ambiente incontaminato, dominato dal sole e dall’azzurro del mare, risultò momento di promozione della manifestazione carnevalesca ed anche veicolo di propaganda turistica della realtà balneare che caratterizzava la “Perla del Tirreno”.
Nel 1940 la maschera di Bonetti fu battezzata con il nome di Burlamacco, in omaggio al canale - denominato appunto “Burlamacca” perché in origine attraversava i terreni della nobile famiglia lucchese dei Burlamacchi - che unisce e divide idealmente Viareggio. La consacrazione ufficiale é testimoniata da una pergamena pubblicata sulla rivista “Viareggio in maschera” del 1940: «In dove si racconta come un giovine nomato Burlamacco fosse alla Corte di Re Carnevale chiamato e nominato suo scudiero e Principe di Viareggio». —
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