Sicurezza
Troppi morti per tumori in quella strada: «Diteci che cosa sta succedendo»
Massarosa, a Piano del Quercione 18 vittime di tumore alla testa in 6 anni. Gli abitanti lungo la Sarzanese: «Vogliamo capire perché»
MASSAROSA. «Sono tornata a Piano del Quercione dove sono nata e dove viveva la mia famiglia: mio padre è morto di tumore al cervello, adesso voglio rassicurazioni per mio figlio». Sonia Brocchini si siede preoccupata sulla sedia della parrocchia. Ha poco più di trent’anni e una famiglia composta da marito e un bimbo piccolo. Lavora come segretaria in uno studio dentistico. La sua vita potrebbe essere davvero tranquilla, se non fosse che intorno a lei i vicini muoiono di tumore. «È una preoccupazione». Muoiono di cancro al cervello, tutti uomini, tutti under 65. Negli ultimi sei anni almeno 18 in una sola strada.
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Lungo gli appena 600 metri di Sarzanese il sole del sabato illumina le poche botteghe che si affacciano sulla via: il tabaccaio, il bar, poco più avanti l’agraria e l’alimentari. Su quella lingua di cemento si sta consumando il dramma di decine di persone, preoccupate per la propria salute. I residenti si contano tra loro e spesso fanno i bilanci. Le donne contano i morti dell’ultimo anno al bancone della gastronomia, con le dita indicano le vie e dicono i nomi. «Ma come non te lo ricordi? È il figlio di...».
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«In effetti capita spesso di assistere a queste conversazioni – ammette Daniela Domenici della mesticheria – e la preoccupazione di tutti questi rumori si respira in paese. Spesso sono persone che hanno uno stile di vita sano. Io non abito qua ma la paura si percepisce».
Continua a raccontare l Giuseppe Menfredini, un cittadino anziano del paese: «A Piano del Quercione siamo stretti – spiega – siamo il primo paese che si incontra dopo l’impianto di Pioppogatto, sopra alle teste ci passa le bretelle, abbiamo il metanodotto che corre a poche decine di metri dai nostri piedi, qui c’è la bonifica e la torba prende fuoco spesso in estate. E poi la Sarzanese che ci taglia esattamente a metà: ed è l’unica strada. Vi lascio immaginare quanto traffico ci sia durante il giorno».
Poco più in là Ignazio Serreli, proprietario del Sali e Tabacchi, racconta: «Sei io ho le mura di casa annerite, non mi voglio immaginare che tipo di sostanze tossiche respiro da una vita intera. Bisognerebbe che le istituzioni si prendano un po' a cuore questo problema».
E in effetti non può essere solo una questione di percezione. Dati certi per fare il paragone con il resto della Versilia sono in elaborazione dall’Asl. Ma nessuno si sente di negare il problema. «Che bisogna fare? – dice Luigi Andreini dell’Agraria facendo spallucce – è vero che si sente parlare di tutti questi morti di tumore. Purtroppo sembra che non ci sia nulla da fare».
Marco Aurelio Filippi è un vigile del fuoco, vive a Lucca con la moglie e nella sua famiglia sono morte tre persone di cancro nel giro di pochi anni, tutte abitavano a Piano Del Quercione: il padre, la madre e la sorella. «Siamo stati sempre una famiglia longeva e non posso credere che quella che sta avvenendo sia solamente una coincidenza». Anche perché i casi si moltiplicano: Sonia racconta che il padre «è morto di tumore alla testa qualche anno fa ma nel vicinato, nei 100 metri intorno a casa, altre sei persone sono state colpite dallo stesso male e se ne sono andate».
Al bar Betti della Sarzanese Lara Gianelli serve il caffè con il sorriso e cerca di fare ironia: «Lo dico sempre scherzando che io qui non ci vivrei mai a sentire di tutti questi morti – e spiega – vengo da Pietrasanta e la percezione dei decessi è inferiore. Può essere anche solo perché siamo in un paese piccolo. Ma non credo sia solo questo». Ma nessuno sa indicare una vera e propria causa. Quella spetta agli esperti: alle amministrazione, ad Asl, all’Arpat.
LA POSIZIONE DEL SINDACO
È bastato che i cittadini sollevassero un problema così grave come quello dei morti in paese che l’amministrazione si attivasse. Quando il caso è stato presentato alla riunione del comitato di frazione, l’assessore Stefano Natali e il consigliere Raffaello Giannini hanno immediatamente attivato il primo cittadino: «Ho sollecitato l’Asl affinché mi fornisca il prima possibile i dati sui decessi anche in correlazione alla media versiliese e nazionale. Questo è l’unico modo per capire come agire - ha spiegato Franco Mungai - Ci vorrà un po’ ma mi hanno assicurato che presto daranno risposte. Nel caso l’incidenza fosse più alta del normale, è naturale che dovremmo capire il perché per tutelare la salute dei cittadini».
Ma il problema è stato affrontato in maniera bipartisan da destra a sinistra. Marzia Lucchesi della Lega si schiera dalla parte della salute: «Partendo dall’analisi dei dati - fa sapere - chiediamo che venga fatto di tutto per trovare le cause di questa alta incidenza della malattia e quali comportamenti preventivi adottare. Vorremmo poter crescere i nostri figli in un ambiente che non sia ad alto rischio tumorale».
Lo stesso parere, ma di segno totalmente opposto, quello del candidato sindaco della Sinistra Silvano Simonetti: «È necessario convocare tutti gli attori in campo - dice alla conferenza stampa per annunciare la propria candidature - e capire che sta succedendo. Insieme ad Asl e Arpat, l’amministrazione deve lavorare per fare luce sul problema della frazione».
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