Il Tirreno

Versilia

i familiari delle vittime 

Strage, presidio vietato davanti al Palazzo di giustizia a Roma

Donatella Francesconi
Strage, presidio vietato davanti al Palazzo di giustizia a Roma

Piagentini: «Per noi è stata una giornata umiliante». C’era anche il comitato nazionale “Noi non dimentichiamo”

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VIAREGGIO. Inaugurazione dell’anno giudiziario, a Roma, nel giorno del primo anniversario del disastro ferroviario di Pioltello al quale il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dedica questa riflessione: «La sicurezza della rete di trasporti e l'efficienza del servizio costituiscono parte della qualità della vita, e della libertà stessa, della nostra comunità nazionale. Le garanzie sono affidate alle istituzioni pubbliche, agli organi di controllo e agli operatori, e non possono essere compresse o sacrificate in nome di altre priorità». Parole che sembrano disegnate sul disastro ferroviario del 2009.

Per i familiari di chi quella maledetta notte perse la vita, quella di venerdì è stata «una giornata difficile è umiliante», racconta Marco Piagentini, presidente dell’associazione “Il mondo che vorrei”. «Volevamo augurare “Buona giustizia” esponendo gli striscioni dei nostri cari insieme a molti comitati delle stragi italiane, volevamo farlo davanti al palazzo di giustizia a Roma, non nell’area interdetta, ma nelle vie adiacenti», continua Piagentini: «Tutto ciò ci è stato impedito, purtroppo proprio da chi dovrebbe difenderci e invece fa schierare i suoi uomini per impedire di accedere ad un luogo pubblico non interdetto. E pensare che avevamo fatto comunicazione, abbiamo spiegato telefonicamente quali erano le nostre intenzioni e i nostri scopi (totalmente pacifici). Nel giorno dell’apertura dell’anno giudiziario la giustizia e la verità escono sconfitte. Con quel muro umano ci hanno voluto sottolineare quanto la sincerità e la correttezza non sono apprezzate. Abbiamo assistito a telefonate (ingannevoli e fasulle nei nostri confronti) verso responsabili alla ricerca di un permesso che concedesse il benestare, ma che alla fine erano solo paraventi per impedire al Comitato nazionale “Noi non dimentichiamo” di esprimersi e di manifestare nel luogo prescelto e concordato». I familiari delle vittime della strage di Viareggio non si arrendono: «Continueremo a credere e soprattutto a pretendere una giustizia con la G maiuscola per i nostri cari ma anche per chi, tolta la divisa, torna ad essere padre e madre». —




 

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