Sicurezza
Costretti a certificare di essere divorziati
ICare chiede le omologhe delle separazioni, altrimenti invia gli accertamenti Imu dovuti come seconde case
Per non pagare i seimila euro che ICare le richiedeva come Imu per quella che la società dei tributi considerava seconda casa ha dovuto portare agli addetti l’omologa della sentenza di separazione, pur essendo a tutti gli effetti divorziata come risultava dalla stessa anagrafe del Comune di Viareggio. È la vicenda che Anna Giorgetti ha scelto di raccontare, anche considerando che come lei si sono trovati nella stessa situazione molti altri cittadini che hanno formalmente sciolto il vincolo del matrimonio in Tribunale. Dopo il periodo di separazione che - poiché si parla di Imu 2013 e 2014 - era ancora di tre anni. Separazione che per poter trasformarsi in scioglimento del matrimonio non può essere di forma, ma deve esserlo di sostanza.
«Tanto per cominciare», racconta Giorgetti accompagnata da consigliere della Lega Massimiliano Baldini, membro della commissione “Risorse” del consiglio comunale, «quando ho aperto le due raccomandate non ho trovato specificato per quale tributo le somme richieste fossero dovute. Questo l’ho appreso solo una volta arrivata allo sportello di ICare, dove una addetta ha consultato il computer per darmi spiegazioni. Nonostante non fosse specificata alcuna voce per il pagamento richiesto, i toni erano assolutamente intimidatori. E questo per un atto che mi è stato annullato - appena ho consegnato l’omologa della separazione - come “illegittimo e non dovuto”. Perché quella che consideravano seconda casa era la prima abitazione, quella in cui vivo».
ICare ha spiegato a Giorgetti che «dal controllo anagrafico era possibile vedere solo che ero divorziata». Ma, aggiunge Baldini, «sarebbe bastato un accesso allo Stato civile per non dover scomodare il cittadino». Qualcosa, però, non funziona ancora del tutto nel sistema di riscossione se ICare, nel dare spiegazioni alla cittadina furibonda che ha scritto via Pec al presidente Moreno Pagnini, è costretta ad ammettere: «Abbiamo operato in coerenza con le banche dati a noi accessibili».
Risposta firmata dal funzionario di ICare Marco Franciosi, il quale - sottolinea Baldini - «è colui che firma gli accertamenti, ma è anche la figura che ICare indica per il percorso di mediazione. Un doppio ruolo contro il quale più di un avvocato viareggino ha presentato ricorso, ai sensi del Codice del processo tributario».
Se la società dei tributi «avesse agito con un po’ di garbo», è ancora la voce di Anna Giorgetti, «probabilmente mi sarei firmata dopo aver avuto ragione. Ma non ci si comporta così con i cittadini. Ed allora ho presentato un esposto alla Procura, ho scritto anche al sindaco e mi muoverò con un esposto anche nei confronti dell’Autorità anti corruzione. Voglio ricordare che ho dovuto, comunque, presentare una domanda di annullamento dell’atto pur in presenza di un errore della stessa ICare».
Di viareggini che si sono visti recapitare analoghe richieste ce ne sono state molte, «e sono andate a finire esattamente nello stesso modo, ovvero con l’annullamento dell’atto», sottolinea Baldini. —
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