Gioco
Il predestinato al podio di direttore che si commuove parlando di Puccini
Il maestro Alvise Casellati stasera al teatro Jenco di Viareggio con l’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino
IL PERSONAGGIO
«Puccini scaglia una freccia dritta al centro del cuore». Non un attimo di esitazione nella voce di Alvise Casellati, direttore d’orchestra per destino, in tournée in questi giorni con il Maggio Musicale in Toscana: stasera, alle 21 al teatro Jenco a Viareggio, con due sinfonie straordinarie di Mozart e Beethoven. Nessun altro come Puccini lo commuove, se parliamo d’opera. Senza voler far torto alla storia familiare.
Il trisnonno di Alvise Casellati è un compositore. E conquista Rossini che lo propone per una “laurea honoris causa”. Il bisnonno è amico di Arrigo Boito e di Wagner (oltre che direttore del conservatorio di Venezia, Benedetto Marcello). La nonna - siamo sempre nel ramo paterno della famiglia - è una concertista famosa. «In campagna avevamo tre pianoforti. Per me la musica era giocare, da bambino». Il violino (regalo del padre) meglio del trenino. Gli amici tirano calci a un pallone, Alvise si diletta a comporre. Con un nonno direttore d’orchestra è il minimo che può accadere. «La composizione è un’arte alla quale guardo sempre. Le mie composizioni, come stile, però assomigliano più a Vivaldi che a Puccini. E, come violinista, amo molto Boccherini». Ancora un lucchese per questo maestro di Padova che trova il suo sentiero musicale grazie alla Toscana.
Per anni, infatti, Alvise Casellati - nonostante il conservatorio - sterza verso l’avvocatura. Sembra incline a seguire le orme dei genitori, entrambi avvocati. Fino all’incontro fatale. Un direttore d’orchestra, «il mio vero mentore»: Piero Bellugi. Lui è un fiorentino. Un toscano d’America dove ha conosciuto anche Arturo Toscanini. È stato assistente di Leonard Bernstein. Ha diretto nei più grandi teatri del mondo. L’incontro avviene a New York. Qui Alvise Casellati è un avvocato d’affari affermato. Ma ha un inciampo. Un problema di salute serio. Un ricovero prolungato. «Capisco che la vita è breve. E cambio il mio programma. Invece di dedicarmi alla musica una volta in pensione, ribalto la priorità. In questo cambio molta responsabilità è di Bellugi». L’uomo della conversione.
Casellati inizia a fare il pendolare: New York-Firenze: «Andavo a casa sua a studiare, a lavorare con lui. A New York avevo avuto la possibilità di fargli da assistente in una masterclass. Mi incoraggiò molto. Elogiava la mia musicalità, l’eleganza del mio gesto nel dirigere». Però, Bellugi manca nel 2012. Casellati ha appena iniziato a dirigere da professionista. Il debutto alla Fenice: il coro e l’orchestra del teatro di Venezia per il concerto in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Ma da allora non si ferma, malgrado la perdita del suo mentore. Diventa direttore residente del teatro Carlo Felice dove l’anno scorso ha diretto due recite di Rondine (Puccini) e dove a marzo tornerà a dirigere Don Pasquale di Donizetti, grazie alla collaborazione con il direttore artistico, il livornese Giuseppe Acquaviva. Nel 2017, poi, Casellati fa debuttare l’attore John Malkovich nel mondo della musica d’autore con il progetto “Report on the blind” su musiche di Alfred Schnittke. Fino all’approdo al Maggio musicale, nel gennaio 2018.
«Con questo teatro sono al mio secondo anno di collaborazione. Al Maggio approdo per le Celebrazioni della Memoria. Ho diretto 4 concerti a Palazzo Pitti. E quest’anno replichiamo con questa tournée con due sinfonie di Mozart e Beethoven». Livorno, il debutto; stasera Viareggio; martedì Pontedera; mercoledì Volterra e sabato la chiusura a Grosseto. «Con il coordinatore artistico del Maggio abbiamo scelto la Praghese di Mozart (sinfonia così denominata perché composta pensando alla splendida capitale ceca) e l’abbiamo abbinata alla Sinfonia n.2 in re maggiore di Beethoven perché si amalgamano perfettamente». La praghese «presenta forti novità di composizione, priva di minuetto , con un adagio così importante - sottolinea Casellati - e con l’introduzione in re maggiore dai forti richiami all’opera Don Giovanni». Nella sinfonia di Beethoven, invece, «si riscontra un umorismo che pare fare da contraltare alla depressione del compositore, afflitto dai problemi di udito di cui ormai era consapevole». Imperdibile, insomma. Come la Tosca che Casellati dirigerà a Bari, al Petruzzelli. Puccini. E il cerchio si chiude. —
Ilaria Bonuccelli
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