Il Tirreno

Versilia

in tribunale  

Strage, Ferrovie contesta il rilevatore di svio Ma Mercitalia lo sta installando su 50 carri

Donatella Francesconi

Nei motivi dell’appello degli imputati Fs si insiste sulla scarsa efficacia dell’apparecchio che mette in frenata i treni

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Appello dopo appello, nel lavoro dei difensori degli imputati per il disastro ferroviario di Viareggio, 29 giugno 2009, 32 morti , ritornano tutti i temi già ascoltati nel dibattimento di primo grado, durato tre anni. La riduzione della velocità dei treni che trasportano merci pericolose come deterrente del ripetersi di incidenti simili, la necessità di arrivare ad installare i dispositivi rilevatori di svio, il sistema delle manutenzioni ferroviarie tra Europa ed Italia, che nelle indagini della Procura di Lucca si è rivelato pieno di buchi e mancate comunicazioni: un confronto, quello del processo d’Appello, che sembra fermo a dieci anni fa.

In particolare - nel lungo e dettagliato riassunto dei motivi di appello fatto dai giudici della terza sezione della Corte d’Appello di Firenze (presidente Paola Masi, con i colleghi Anna Favi e Giovanni Perini) - è risuonato a ripetizione il tema della necessità di installazione dei dispositivi rilevatori di svio. Strumento a proposito della quale la sentenza di primo grado (Tribunale di Lucca) si è così espressa: «Pur non essendo in grado di prevenire lo svio, garantisce certamente una maggiore sicurezza per persone e materiali ed una riduzione dei possibili (e prevedibili) danni da deragliamento».

Nell’aula 30 del Palazzo di giustizia di Firenze, invece, sono risuonati - uno dopo l'altro - i motivi per i quali Fs e le sue aziende ancore sembrano opporsi all’installazione. «Gli obblighi relativi all’antisvio non fanno capo a Trenitalia» e «l’adozione del dispositivo fu sconsigliata dall’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria», ma anche «secondo Era (l’Agenzia europea per la sicurezza ferroviaria, ndr)) non apporta alcun sensibile incremento alla sicurezza. Anzi, si creano rischi da numero indeterminato di falsi allarme». Ed infine: «Da Trenitalia non si può esigere l’installazione senza indicazione del ministero dei trasporti».

Un argomentare che sembra non tenere conto della realtà di casa Ferrovie. Perché è del 12 giugno 2017 la Peif (Prescrizione esercizio impresa ferroviaria) numero 55.1 di Mercitalia Rail che ha per oggetto “Prescrizioni per l’esercizio sperimentale di veicoli equipaggiati con rilevatori di avvenuto deragliamento”. Documento sul quale ha messo le mani l’avvocato di parte civile Gabriele Dalle Luche. Nel documento si legge: «Mercitalia Rail sta procedendo alla installazione su 50 carri di dispositivi sensibili alle sollecitazioni verticali, aventi lo scopo di rilevare l’avvenuto deragliamento di uno o più assi del veicolo e di attivare automaticamente la frenatura d’emergenza per arrestare la marcia treno». Come si spiega questo intervento con le parole dell’avvocato torinese Alberto Mittone, difensore di Vincenzo Soprano, ex amministratore delegato di Trenitalia, che scrive «l’efficacia preventiva del detettore è dubbia»? —



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