Il Tirreno

Versilia

manager a processo 

Moretti, Elia e Soprano si ritrovano a Palazzo di giustizia

Marco Piagentini, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime: «È difficile stare in aula con chi non ha effettuato i controlli come avrebbe dovuto»

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VIAREGGIO. In aula a Firenze la terna di tre manager Fs che ha segnato un pezzo di storia del Gruppo: Mauro Moretti, ex amministratore delegato prima di Rete ferroviaria italiana e poi di Ferrovie; Michele Mario Elia, succeduto a Moretti al vertice di Rfi prima e di Fs dopo; Vincenzo Soprano, ex amministratore delegato di Trenitalia. Insieme sommano una condanna a 22 anni di carcere, in primo grado, per il disastro ferroviario di Viareggio. Diverso il comportamento processuale dei tre imputati: Soprano, assistito dall’avvocato torinese Alberto Mittone, ha molto frequentato l’aula del Polo fieristico di Lucca durante i tre anni di dibattimento; Moretti, che ha scelto come sempre Armando D’Apote, legale del Foto di Bologna, invece è apparso a sorpresa alla terza e quarta udienza del processo d’Appello, silenzioso ma al centro del gruppo dei difensori Fs, intento a prendere appunti e a lavorare, un morso ad un panino in aula senza deconcentrarsi; Elia, difeso dagli avvocati Carla Manduchi ed Alfonso Stile, al termine del processo di primo grado rilasciò spontanee dichiarazioni di fronte al Collegio (presidente Gerardo Boragine, con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino).

Ieri nessuno ha parlato con i cronisti presenti. E se Soprano non ha legato con gli altri due, stretto è sembrato essere ancora il rapporto tra Moretti, oggi presidente della Fondazione Ferrovie, ed Elia, attuale Country manager Italia di Tap, multinazionale che realizza il gasdotto in Puglia, con un’indagine aperta dalla Procura di Lecce, la quale ha indagato tra gli altri anche lo stesso Elia.

«Gli ex vertici delle Ferrovie in aula anche oggi per seguire il processo di appello dove sono imputati? Noi ci siamo sempre stati a tutte le udienze», commenta Marco Piagentini, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime del disastro ferroviario. «È difficile», continua Piagentini: «Non semplice stare in aula insieme a chi non ha effettuato i controlli e fatto eseguire corrette manutenzioni. È una cosa non facile da sopportare, ma ci auguriamo che sia l'anticamera per una rinuncia alla prescrizione sui reati di incendio e di lesioni». Reati che - ha spiegato l’appello presentato dall’avvocato Mittone - sono già prescritti.

Si torna in aula il 4 febbraio, Palazzo di giustizia, aula 32, attrezzata con supporti multimediali. La parola , per tre giorni (4, 5 e 7) è all’accusa, rappresenta da Luciana Piras (Procura generale) e Salvatore Giannino (Procura di Lucca), il quale all’inchiesta ha lavorato con il collega Giuseppe Amodeo, con una preparatissima squadra della Polfer, con il consulente della stessa Procura, ingegner Paolo Toni e con Alfredo Zallocco e Riccardo Landozzi, esperti di sicurezza sul lavoro. —

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