Il Tirreno

Versilia

La strage di Viareggio

Strage di Viareggio, via al processo d’Appello: si presenta anche Moretti

Donatella Francesconi
Strage di Viareggio, via al processo d’Appello: si presenta anche Moretti

L'ex ad di Rfi, condannato in primo grado a sette anni, si presenta per la prima volta in aula per la due giorni di udienza a Firenze. Venerdì familiari a Roma davanti al Palazzo di giustizia

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Colpo di scena al processo d'Appello per il disastro ferroviario di Viareggio, 29 giugno 2009, 32 morti: in aula si è presentato Mauro Moretti, oggi presidente della Fondazione di Ferrovie, condannato in primo grado a 7 anni in qualità di ad di Rete ferroviaria Italiana. Moretti ascolterà la relazione introduttiva dei giudici della terza sezione della Corte d'Appello di Firenze. Ma non parlerà, come spiegato dal suo legale avvocato Armando D'Apote. Che ha dichiarato: "È un'udienza importante...ecco perché l'ingegnere è in aula".

«Sormontate le eccezioni preliminari con l’ordinanza della Corte della seconda udienza oggi inizia il processo d’appello vero e proprio», spiega Tiziano Nicoletti, legale dell’associazione “Il mondo che vorrei”, quella che riunisce i familiari delle vittime del disastro ferroviario del 29 giugno 2009, 32 morti. Due udienze, oggi e domani, dedicate alla relazione preliminare della Corte di Appello, terza sezione, presidente Paola Masi con i colleghi Anna Favi e Giovanni Perini. È questo il momento in cui il giudice relatore, «o i giudici», sottolinea Nicoletti, «nel caso abbiano scelto di dividersi i temi», spiegano cosa ha stabilito la sentenza di primo grado (Tribunale di Lucca), chi ha condannato, chi ha presentato appello, per quali motivi e cosa chiedono le rispettive parti.

Arrivano nell’aula del secondo grado di giudizio le risultanze di un’inchiesta durata tre anni e di un processo durato altrettanto portando alla condanna di 23 dei 33 imputati, compresi gli ex amministratori delegati di Rfi e Trenitalia all’epoca dei fatti e nel periodo antecedente. Una sentenza, quella del Tribunale di Lucca (presidente Gerardo Boragine, con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino) nella quale si è letto che «il grave disastro di Viareggio non è stato un fatto imprevedibile». Anzi, quanto accaduto sui binari antistanti le abitazioni di via Ponchielli e via Porta Pietrasanta nella notte maledetta del deragliamento di un treno carico di Gpl, «costituisce un evento derivato da una concatenazione di accadimenti strettamente consequenziali tra loro che sarebbe stato possibile evitare attraverso il rispetto di consolidate regole tecniche».

Ed è questo che brucia di più, a distanza di quasi dieci anni: il processo per il disastro ferroviario di Viareggio è un processo al sistema della sicurezza ferroviaria. Ancor più considerando che a tutt’oggi, per esempio, il sistema anti svio è sperimentale, e non è un elemento da poco anche in altri incidenti ferroviario recenti come quello accaduto a Pioltello, il 25 gennaio dello scorso anno.

Venticinque gennaio che vedrà familiari delle vittime di Viareggio, Comitato nazionale “Noi non dimentichiamo”, Assemblea 29 giugno presenti a Roma, di fronte al Palazzo di giustizia della Capitale, in occasione della cerimonia di apertura dell’anno giudiziario. Per consegnare al sistema-giustizia il documento elaborato del Comitato nazionale e già consegnato al ministro Alfonso Bonafede.

Tra i temi del documento, al quale il Comitato nazionale ha lavorato con il prezioso sostegno di Claudio Di Ruzza, Procuratore presso il Tribunale dei minori di Campobasso, anche la richiesta dell’istituzione di una commissione di indagine parlamentare per ogni strage che l’uomo poteva evitare e così non è stato. Sull’onda del gran lavoro fatto dalla commissione per il Moby Prince e ricordando che alla richiesta analoga avanzata per il disastro ferroviario di Viareggio, invece, non è stato mai dato seguito. 
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa