Quella balena gigante che solca gli oceani invasi dalla plastica
L’inquinamento del mare provocato dai rifiuti è il tema di «Alta marea», il carro firmato da Roberto Vannucci: «Vogliamo stupire il pubblico»
VIAREGGIO. Avete mai sentito parlare della cosiddetta “isola di plastica”, il grande accumulo d’immondizia galleggiante formatosi nell’Oceano Pacifico negli ultimi trent’anni? Se è la prima volta che vi arriva all’orecchio, c’è un carro di prima categoria che colmerà questa vostra lacuna: è Alta marea, la costruzione di Roberto Vannucci che denuncia l’inquinamento delle acque, diventate ormai la “pattumierà dell’umanità” e contaminate in buona parte dagli scarti di plastica. Visto che si parla di mari, il tempo per invertire la rotta c’è ancora. Ma bisogna fare presto.
IL CARRO
La buttiamo lì: non escludiamo che, una volta sfilata sui viali a mare, l’ultima fatica di Vannucci venga semplicemente identificata con l’appellativo ‘la balena’ anziché con il suo titolo originario - sarebbe un destino condiviso con costruzioni entrate nell'immaginario collettivo dei viareggini, come 'il cigno', 'la bomba' o 'il lupo'. Protagonista del carro è infatti una gigantesca megattera costretta a dimenarsi, sofferente, fra cumuli di spazzatura e rimasugli di petrolio: «Le balene sono gli animali più grandi del mondo marino, ma anche i più vulnerabili – spiega il costruttore – per questo l’ho voluta scegliere per la mia costruzione». Che, stando al suo creatore, sfiderà le «leggi della fisica carnevalesca»: arriverà a oltre venti metri di lunghezza, sarà imponente ma non per questo statica. «Vogliamo stupire come facemmo con il bisonte», rivela Vannucci.
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Completa il carro una chiatta con alcuni vogatori incappucciati, simbolo dei produttori di quella plastica che viene poi disseminata nei mari. Le maschere, dislocate sia a bordo sia a terra in un corteggio, indosseranno dei costumi “postapocalittici” e avranno i volti pitturati a mano.
IL SOGGETTO
«Da quando ho presentato il bozzetto a oggi, il tema è diventato di un’attualità ancora più allarmante – prosegue Vannucci – ma non siamo veggenti: ho solo posto l’attenzione su un problema che riguarda tutti noi». Si parla, come anticipato, dei cumuli di plastica che inquinano gli oceani, «un fenomeno tipico degli ultimi cinquant’anni e causato solo ed esclusivamente dall’uomo. Alcuni amici che lavorano come bagnini, oltretutto, mi hanno riferito che per la prima volta hanno trovato delle microplastiche nel lavarone».
L’idea di farne un carro è venuta lo scorso maggio, quando Vannucci fu invitato a un convegno all’università sul tema del riciclo della plastica legato all’arte: «Ne è emersa una situazione drammatica per quanto riguarda l’inquinamento. Avevo sempre sentito parlare dell’isola di plastica, ma quando l’hanno mostrata in tutta la sua crudezza sono rimasto scioccato. E lì mi è scattata la molla…».
Ma il carrista non si affiderà solo alla mastodontica balena per trasmettere il suo messaggio: durante il mese di Carnevale - e comunque non in occasione dei cinque corsi mascherati - verrà infatti organizzata una manifestazione sul tema in collaborazione con una «importante associazione» il cui nome verrà svelato più avanti. Carnevale rima con impegno sociale. —
(5 - continua)
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