Il Tirreno

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TRADIZIONI 

Benedizione degli animali un’edizione da incorniciare

Benedizione degli animali un’edizione da incorniciare

Centotrenta cavalli, cani di tutte le taglie, galli, porcellini d’india e qualche orsetto per la festa di Valdicastello, la prima senza l’amato don Marco Marchetti

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PIETRASANTA. La festa della benedizione degli animali ha raggiunto la 40ª edizione con un successo di pubblico travolgente proprio di fronte alla Pieve di Valdicastello laddove era nata. Una edizione in cui si è sentita pesante l’assenza di don Marco Marchetti che non aveva mai mancato alle precedenti edizioni, più volte ricordato dai tanti presenti e ancora presente nella comunità di cui è stato guida per anni.

Se un tempo la benedizione degli animali era un po’ il momento di ringraziamento di una società ancora post rurale ai compagni di lavoro nei campi, asini, buoi, animali da lavoro, oggi prevalgono molto gli animali da affezione in una società in cui gli amici a quattro o due zampe sono compagni di vita delle persone. Rimane lo spirito di ringraziamento verso questi animali che spesso sono quasi membri delle famiglie, accuditi come figli, fratelli, confidenti a cui dire le cose senza il rischio di essere giudicati. Nasce da questo amore il successo di una manifestazione che si tiene la domenica alla celebrazione di un santo antichissimo come Sant’Antonio Abate che si dice riuscì a seppellire San Paolo nel III secolo grazie a un leone, ma soprattutto perché consentì ai monaci del suo ordine di tenere in allevamento i maiali, considerati simbolo del demonio sino a quel momento: da allora i maiali sono divenuti parte degli animali da cortile e nel mondo contadino è consuetudine benedire gli animali dopo la notte, quella tra il 16 e 17 gennaio in cui si dice che gli animali parlino tra di loro.

Alla celebrazione di Valdicastello c’erano una schiera di 130 cavalli di tutte le taglie, arrivati in corteo dalla piazza del Duomo, una moltitudine di cani di tutte le taglie, qualche gatto impaurito dentro i trasportini e ancora asini, galli, anatre, galline, conigli, porcellini d’india e anche qualche orsetto della Russia che spuntava da qualche borsa. Anche un carro trainato da enormi buoi bianchi e una carrozza di cavalli giunta al galoppo hanno aumentato la festa. Un modo per dire grazie a questi compagni di vita che sono considerati animali, ma elevati anche giustamente per quello che restituiscono in cambio davvero di poco, alla stregua delle persone che li amano e li accudiscono.

Don Giacomo ha con pazienza e parole di dolcezza benedetto queste “creature del Signore” che non solo danno affetto ma anche conforto a tante persone sole: miagolii, nitriti e tutti gli altri versi hanno accompagnato la celebrazione e la manifestazione organizzata con la consueta perizia da Luciano Borzonasca, Daniele Lazzerini e Maria Paola Civili con l’accompagnamento musicale degli scout di Pietrasanta e del gruppo Uoei. Il Comune era rappresentato dall’assessore Andrea Cosci che ha ribadito l’importanza di coltivare queste tradizioni popolari così sentite. Il manifesto è stato firmato da Michele Cosci, figlio di Romano che sta ripercorrendo le orme del padre, che con sapienti colpi di matita ha saputo immortalare questo grande amore che regna in una manifestazione sempre più partecipata. —

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di Redazione web