Il Tirreno

Versilia

l’appello 

«Aiutate mio figlio disabile a entrare nel mondo del lavoro»

Tiziano Baldi Galleni
«Aiutate mio figlio disabile a entrare nel mondo del lavoro»

La madre di un giovane affetto da una sindrome che ne limita alcune prestazioni: «È diplomato, guida la macchina, ma nessuno è disposto a dargli un impiego»

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«Sei troppo lento». «Ti dobbiamo scrivere tutto». «Bisogna starti troppo dietro». È con queste parole che Matteo (nome di fantasia) lo hanno mandato via, prima da un ristorante a Pietrasanta, e poi da una ditta che prepara pasti per le mense aziendali a Marina di Carrara. Matteo è un ragazzo, poco più di vent’anni, di Seravezza. Un giovane in gamba, diplomato, affetto da una sindrome - di Ehlers-Danlos – che gli condiziona la vita. Per questo è iscritto alle categorie protette.

Oramai da cinque anni Matteo non riesce a trovare un lavoro, nonostante sia in grado di guidare e fare praticamente tutto quello che fanno gli altri, e nonostante il diploma di alberghiero e gli stage importanti che ha svolto in quattro cucine fra Pietrasanta e Forte dei Marmi.

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L’ultimo episodio, che ha mandato in escandescenza la madre, è il negato accesso al servizio civile alla Croce Bianca di Querceta. Nella graduatoria è finito fra le ultime posizioni. «Il ragazzo deve fare almeno un anno di volontariato, mi hanno detto. Così mi sono arrabbiata» dice la madre, che si è sfogata su Facebook con un post. Insomma, se anche lì gli dicono di no, Matteo rischia di rimanere tagliato fuori dal mercato del lavoro.

Eppure è un «ragazzone alto – lo descrive – che sa guidare l’auto, ed è molto sveglio. Non lo diresti che ha dei deficit. Purtroppo non riesce a fare le cose con velocità, come gli altri, e ha bisogno che gli si scrivano le cose, perché a causa della sua sindrome, se non sono operazioni abitudinarie, le dimentica».

Dopo il diploma all'istituto alberghiero in pasticceria Matteo ha lavorato – sotto forma di stage gratuito - a Pietrasanta in due noti ristoranti e a Forte dei Marmi in due hotel altrettanto conosciuti. «Dopodiché niente – dice la madre – solo due esperienze di lavoro dalle quali è stato mandato via dopo poco con spiegazioni indegne. È iscritto al Centro per l’impiego e alla Camera di commercio di Viareggio come categoria protetta, ma non ha mai ricevuto nessuna offerta di lavoro».

Quella di Matteo è una patologia progressiva, anche se avanza lentamente, e colpisce il tessuto connettivo. Ce ne sono di varie tipologie, per le quali non esiste cura. Lui ad esempio ha difficoltà a stare per più di sei ore in piedi, perché non può mettere troppo sotto sforzo il cuore. «A casa abbiamo una lavagnetta – prosegue il racconto toccante della madre – sulla quale gli scrivo se deve fare qualcosa in particolare, che esce fuori dalla routine. Ma spesso, quando esco di casa, è lui a chiedermi: “Mamma, lasciami qualche compito da svolgere sennò mi sento inutile”».

Fino a che Matteo andava a scuola percepiva l’indennità di presenza: erano 287 euro al mese, che vengono riconosciuti agli invalidi minorenni, quando il nucleo familiare non supera una certa soglia Isee. Il caso di Matteo è stato seguito anche dall’ufficio al sociale del Comune di Seravezza. «Vorrei che mio figlio non si sentisse inutile, e potesse continuare a fare quello che ha studiato. Con lui ho un rapporto bellissimo: si ride e si scherza, anche sulla patologia, sulla quale bisogna anche scherzare, perché ci dovrà convivere tutta la vita». —


 

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