Il Tirreno

Versilia

Perde il lavoro dopo l’incidente d’auto: nove anni senza trovare un impiego

Perde il lavoro dopo l’incidente d’auto: nove anni senza trovare un impiego

La denuncia di una donna di Pietrasanta: «Mortificata e abbandonata dalle Istituzioni» 

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PIETRASANTA. Mortificata, abbandonata, sola. Sono le parole di Cinzia Salernitano, 54 anni, residente a Pietrasanta, da 9 anni alle prese con le conseguenze di un incidente stradale che le ha lasciato un’invalidità del 50% e l’ha catapultata da un giorno all’altro fuori dal mondo del lavoro. Nel quale oggi non riesce a rientrare, portando con sé il doppio handicap dell’età e della zoppia dovuta al sinistro e «al fatto che, curata male, ho sviluppato problemi cronici». Di cosa avrebbe bisogno, Cinzia lo scrive in una lunga lettera consegnata al Tirreno: «Di svolgere una mansione nella quale poter stare seduta». Perché, aggiunge la donna, «il lavoro mi manca».

La ricerca di un posto, in questi anni, è stata un calvario: «Ho fatto tante domande, anche on line. Ma non ho mai ottenuto risposta. In un supermercato mi sono sentita dire che avrei dovuto avere delle raccomandazioni». Mentre negli esercizi pubblici «capisci al volo dagli sguardi che sei fuori mercato, per così dire».

Alla fine, Cinzia si è mossa cercando un aiuto dagli Enti pubblici: «L’anno scorso ho fatto una domanda per una borsa-lavoro da attivarsi quest’anno». La donna dettaglia il rapporto avuto con le assistenti sociali del distretto socio-sanitario di Querceta: «Mi hanno detto che al più presto mi avrebbe chiamato, per un colloquio, la persona che si interessa a queste domande. Ma fino ad oggi non è arrivata nessuna risposta».

A quel punto, continua il racconto, «ho sollecitato anche la responsabile della Asl Versilia che, molto gentilmente ha capito il mio problema e mi ha detto che avrebbe parlato con le colleghe della mia situazione. Io, però, dovevo tornare dalle assistenti sociale dalle quali ero già stata e dovevo riparlare con loro».

Cinzia, originaria di Carrara, non è una donna che si arrende. Ha lavorato a lungo nel settore della pubblica assistenza e poi con gli anziani di una casa di riposo in Liguria. Ha fatto anche l’aiuto cuoca e tanti lavori stagionali.

Quindi è tornata là dove le era stato indicato: «Ma sono stata avvolta di parole, parole, parole che non mi hanno portata da nessuna parte. Promessi di lavoro come bolle di sapone. Ed ora io mi sento presa in giro, perché le persone come me vanno protette». La lettera, continua, amara e dura, con il pensiero rivolto a quanti si trovano nella stessa condizione: «Mi sento sbeffeggiata. Il lavoro è un diritto, civile e morale. Ho diritto ad essere presa in carico anche per questo dalle istituzioni sanitarie del mio Paese».

Invece, nella lunga ricerca di un’occupazione, più volta si è sentita dire che «gli invalidi non li assumerà mai nessuno». Negli ultimi tempi, sottolinea Cinzia, «ho notato che la Asl ha messo al lavoro al Cup degli invalidi. E io? Che invalido sono? Di serie A? Di serie C? O l’ultima del carro? Loro devono rispondermi. Mi sento mortificata, abbandonata, sola. E tutto questo mi lascia una profonda tristezza nel mio cuore e soprattutto una grande delusione». Oltre alla sensazione, conclude la donna, « di sentirmi invisibile agli occhi di queste Istituzioni che ci dovrebbero tutelare e non scansare, non tergiversare. Ed invece, fino ad oggi, ho avuto solo appuntamenti basati sul nulla, e ho perso tempo fisicamente e psicologicamente». 
 

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di Redazione web