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Versilia

Giulietti è il nuovo vescovo E Castellani saluta: «Fra voi come in famiglia»

Giulietti è il nuovo vescovo E Castellani saluta: «Fra voi come in famiglia»

Per monsignor Italo quindici anni alla guida della diocesi: ora tornerà a Cortona «Se avessi potuto scegliere il successore, avrei fatto la scelta del papa»

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Quando monsignor Italo Castellani si siede dopo aver abbracciato il vicario generale Michelangelo Giannotti che ha letto il saluto del clero lucchese al suo pastore, per qualche secondo cede alla commozione. Da ieri don Italo (come ha sempre amato farsi chiamare) non è più arcivescovo di Lucca. Papa Francesco ha accettato la sua rinuncia per limiti di età, presentata a giugno 2018 e nominato come 244 arcivescovo Paolo Giulietti, 55 anni di Perugia e attualmente vescovo ausiliario proprio nel capoluogo umbro.

L’insediamento avverrà solo dopo Pasqua e, nel frattempo, Castellani è stato nominato amministratore apostolico, carica che gli consente di agire con i poteri di un vescovo.

Questi, però, sono dettagli tecnici. Che ieri, nell’imponente salone dell’Arcivescovato, sono passati in secondo piano rispetto al lato umano del passaggio di testimone dopo 14 anni di guida della diocesi. Anzi: 15, visto quello come coadiutore di Bruno Tommasi. «Nei 15 anni trascorsi tra voi lucchesi, dalla Versilia, alla città e Piana di Lucca, fino alla Garfagnana, mi sono sentito accolto e amato», ha detto Castellani.

Quindici anni pieni di incontri («ho conosciuto davvero tanta, tantissima gente») e di momenti da ricordare. A volte solenni, come l’ultima Santa Croce quando uscì sul sagrato della Cattedrale per benedire una grande folla, composta soprattutto da giovni. Altre volte la cronaca ha imposto passaggi di dolore. Su tutti la celebrazione dei funerali delle vittime della strage di Viareggio, allo stadio dei Pini nel 2009. O la morte di Eugenio Viviani e Antonio Pellegrini, gli operai impegnati nel montare i lumini per Santa Croce.

Castellani spiegache questo «non è il momento dei bilanci e delle sintesi, che farò con il Signore e con la storia». Tuttavia, è consapevole di lasciare una chiesa che ha saputo prendere posizioni decise su alcuni temi, a partire dall’accoglienza dei migranti e arrivando al coinvolgimento della comunità omosessuale.

Un cammino che ora sarà lasciato in mano a monsignor Giulietti: «Se avessi dovuto scegliere il mio successore - ha detto Castellani -, se il papa mi avesse dato dieci nomi fra i quali indicare il nuovo vescovo avrei senz’altro scelto Paolo Giulietti». Il ritratto che Castellani fa del nuovo responsabile dell’arcidiocesi è quello di un «vescovo giovane, dinamico, pastore zelante, con lo spirito e lo stile del pellegrino: ben due volte negli anni scorsi, proprio come viandante della Francigena l’ho accolto e incontrato nella nostra cattedrale davanti al Volto Santo da cui iniziava, insieme a un gruppo di giovani, un tratto di questo percorso che ha Lucca come passaggio fondamentale». C’è un altro legame fra i due presuli: Castellani partecipò all’ordinazione come vescovo del suo successore nella Cattedrale di Perugia, imponendogli le mani sul capo.

Dal momento della rinuncia di Castellani sono passati diversi mesi: «Un mio prete - ha detto sorridendo - mi disse che avrei mangiato con voi il panettone. Ora dico che mangerò anche la colomba, visto che l’insediamento di monsignor Giulietti avverrà dopo Pasqua per alcuni impegni che lui ha nella sua diocesi».

Nel frattempo Castellani, nella veste di amministratore apostolico continuerà a guidare la diocesi. E al suo fianco ha riconfermato tutti i collaboratori, a partire dal vicario generale.

Dopo il passaggio delle consegne, probabilmente a inizio maggio («vedremo come farlo, io sono emotivo») Castellani farà ritorno a Cortona, sua città di origine nell’aretino: «Il mio cuore e le mie radici sono là - spiega -. E lì sarà la mia base, dove ho ancora diversi familiari. In alcuni momenti però sarò sicuramente anche qua, a Lucca, dove in tanti mi chiedono di restare». —

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di Redazione web