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Il Csm: basta attacchi ai magistrati come è successo a Viareggio
I consiglieri chiedono un’iniziativa a tutela dei colleghi Boragine finito sotto protezione dopo il caso Salvini
VIAREGGIO. Basta attacchi ai magistrati, come quello ai danni del giudice viareggino Gerardo Boragine dopo la sentenza di assoluzione per i fatti del comizio di Matteo Salvini. Attacchi che «appaiono lesivi dell’indipendente esercizio della giurisdizione». . Ad affermarlo è la maggioranza dei consiglieri togati del Csm (i gruppi Area, Unicost e Autonomia e indipendenza), che ha chiesto l’apertura di una pratica a tutela dei giudici, a partire dall’ultima vicenda «di insulti e minacce» al giudice di Avellino. Che ha assolto l’amministratore delegato di Autostrade nel processo sulla strage del bus. Ma anche pensando agli attacchi che hanno investito i giudici di Rigopiano, quelli del tribunale di Lucca – appunto Boragine, tra l’altro presidente della sezione penale – che hanno assolto i contestatori di Salvini e di Monza che si sono occupati del caso dell’imprenditore Bramini. Casi citati esplicitamente dalla consigliera di Area Alessandra Dal Moro, che ha annunciato durante il plenum del Csm l’iniziativa.
La vicenda che ha riguardato il magistrato viareggino Boragine è nota: dopo l’assoluzione dei 26 imputati per la contestazione al comizio della Lega, lo stesso vicepremier e ministro Salvini aveva commentato il fatto in maniera sarcastica su Facebook. Criticando apertamente la sentenza emessa da Boragine. Da lì si erano scatenati una valanga di commenti rabbiosi, con tanto di foto del giudice. Al punto da convincere prefettura e magistratura a metterlo sotto sorveglianza.
L’ultimo caso è avvenuto in Campania dove gli insulti pronunciati in aula dopo la lettura della sentenza «amplificati mediaticamente dalle reazioni successive» – sottolinea infatti la richiesta dei magistrati – sono «solo l’ultimo di una lunga serie di episodi che compromettono l’indipendente esercizio della funzione giurisdizionale». Funzione che «la magistratura deve esercitare nel solo rispetto della legge, indipendentemente dalla critica o dal consenso che ne possa derivare, con conseguente rischio di pregiudicare i valori fondanti dello Stato di diritto, quali il principio di non colpevolezza degli imputati e il diritto di difesa nel processo penale».
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