Il Tirreno

Versilia

Circe della Versilia, la figlia non andrà a darle l’ultimo saluto

Claudio Vecoli
A sinistra la figlia Tamara. A destra Maria Luigia Redoli con Cappelletti
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A sinistra la figlia Tamara. A destra Maria Luigia Redoli con Cappelletti

Forte dei Marmi, la frattura dopo la pubblicazione del libro-intervista a Maria Luigia Redoli e la richiesta di grazia al presidente Napolitano

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VIAREGGIO. Non andrà a dare l’ultimo saluto a Maria Luigia Redoli, morta a 80 anni ad Arezzo. Perché i rapporti con la madre erano ormai chiusi da anni. E nel frattempo si è rifatta una vita a Viareggio, lontano dai chiacchiericci e i pettegolezzi di Forte dei Marmi che qui - sia pure a pochi chilometri di distanza - arrivano ovattati. E, soprattutto, dove a vestire i panni della madre stavolta è lei.

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Tamara Iacopi nel luglio del 1989, all’epoca dell’omicidio del padre Luciano Iacopi, aveva diciotto anni. Quattro in più del fratello Diego Iacopi. Due ragazzi scaraventati in una storia immensamente più grande di loro. Che cambierà la loro vita. Per sempre. All’inizio - anche nel vortice dell’inchiesta che porta all’arresto della madre e del suo giovane amante - Maria Luigia, Tamara e Diego sembrano comunque restare uniti. Poi, quando la vicenda approda nelle aule di Tribunale e, dopo la sentenza d’appello arriva la condanna della Circe confermata poi dalla Cassazione (in primo grado, invece, tutti erano stati assolti), l’unità familiare si rompe. E deflagra. Con i rapporti fra la madre e i due figli - questi ultimi sempre rimasti al di fuori dell’inchiesta e mai sfiorati da alcun sospetto - che diventano pressoché inesistenti.

All’inizio le divisioni restano nascoste, protette da una privacy che Tamara e Diego cercano faticosamente di ricostruire. Poi, però, un libro-intervista del giornalista Mario Spezi riporta alla luce dei riflettori la storia della Circe della Versilia. E fra le pagine del libro traspaiono accuse pesanti di Maria Luigia a Tamara (poi smentite dalla madre). È la frattura che non si ricomporrà più. Neppure adesso che Maria Luigia Redoli, con la sua morte, è uscita definitivamente di scena.

A raccogliere il pensiero di Tamara (e anche di Diego) è proprio Il Tirreno. Che nell’agosto del 2012 pubblica una lettera aperta scritta dai due figli con la quale si vuol chiudere una volta per tutti questa dolorosa vicenda. Una lettera scritta in occasione della domanda di grazia avanzata da Maria Luigia Redoli all’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Parole durissime, pesanti come pietre. E che, come pietre, vogliono mettere la parola fine ad una brutta storia di cui Tamara e Diego non vogliono più sentir parlare. «Nonostante siano trascorsi gli anni - si legge nella lettera - pensavo che nostra madre si fosse calmata. Si è risposata ma non è servito a nulla. Neanche la vita matrimoniale e quella del carcere sono servite a rabbonire il suo animo cattivo e malvagio. In tutto questo tempo non ha fatto altro che rovinarci gli anni più belli della nostra vita. Adesso che abbiamo trovato un nostro equilibrio mentale e fisico, visto che anche noi abbiamo bisogno di dimenticare ciò che lei ha commesso, puntualmente arriva come un martello pneumatico a destabilizzare quello che stiamo costruendo».

«Di recente, durante una chiacchierata con una assistente sociale che chiamava al telefono dal carcere milanese di Opera per passarmi mia madre nonostante le avessi intimato di non cercarmi più - scrive ancora Tamara - dissi che oltre a lasciarmi in pace, volevo essere avvisata solo quando lei era in punto di morte per darle una sepoltura a fianco di mio padre. Considerato quello che è accaduto, oggi non intendiamo neanche darle una adeguata sepoltura: per noi è già morta e sepolta».

Una posizione netta su cui, almeno Tamara, ha deciso di non tornare indietro. E a cui la madre, dopo le accuse dei figli, ha replicato qualche tempo dopo con poche parole: «Ho fatto di tutto nella vita, fuorché uccidere mio marito. La mia vita è stata rivoltata in tutti i modi. Ma tutta Forte dei Marmi sa l’amore che portavo per i miei figli».

 

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