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È morta Maria Luigia Redoli, la Circe della Versilia - Video

A sinistra Maria Luigia Redoli. A destra lei con Carlo Cappelletti
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A sinistra Maria Luigia Redoli. A destra lei con Carlo Cappelletti

Aveva 80 anni ed era malata da tempo: nel 1989 l'omicidio del marito Luciano Iacopi a Forte dei Marmi, per cui ha scontato 24 anni di carcere

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VIAREGGIO. E' morta Maria Luigia Redoli, la Circe della Versilia, condannata assieme all'amante Carlo Cappelletti per aver ucciso il marito Luciano Iacopi a Forte dei Marmi nel 1989. La donna aveva 80 anni ed era malata da tempo.

LA MORTE IN OSPEDALE

Maria Luigia Redoli aveva scontato 24 anni di carcere e viveva in un appartamento ad Arezzo dopo che il tribunale le aveva concesso la libertà condizionata. Secondo quanto riporta il sito Arezzo Notizie le sue condizioni si sono improvvisamente aggravate una settimana fa, lo scorso 9 gennaio, quando è stata ricoverata in Nefrologia, all'ospedale San Donato. Nella mattina di lunedì 14 gennaio, il decesso.

La Redoli era stata condannata all'ergastolo per l'omicidio del marito, avvenuto con 17 coltellate nel garage della loro abitazione a Forte dei Marmi. Era il 17 luglio 1989, la Redoli aveva 50 anni e un amante, Carlo Cappelletti, carabiniere di 23 anni. Bastò questo per far dividere l'Italia tra innocentisti e colpevolisti.

In primo grado la Circe e Cappelletti, accusati di aver orchestrato l'omicidio di Iacopi, vennero assolti. Sentenza ribaltata in Appello e confermata in Cassazione. L'arresto definitivo avvenne nel 1991, con gli spari di Cappelletti nella via Provinciale a Forte, quando i militari arrivarono a prelevare i due condannati.

Gli anni di carcere sono stati contraddistinti anche dalla clamorosa rottura con i figli, Tamara e Diego, che si opposero alla richiesta di grazia avanzata dalla loro madre al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Una decisione che fu commentata aspramente dalla donna, definendo una coltellata la lettera dei suoi figli e ribadendo pubblicamente la propria innocenza. "Forte dei Marmi sa - disse - che sono una buona madre".

DAL DELITTO AL PROCESSO

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L'omicidio di Luciano Iacopi, 69 anni, chiacchierato imprenditore di Forte dei Marmi, scuote la monotonia della calda estate versiliese del 1989. Alle due del mattino del 17 luglio, il suo corpo senza vita viene ritrovato in un lago di sangue dalla moglie Maria Luigia Redoli, all'epoca cinquantenne, trafitto da diciassette coltellate. La donna è appena tornata dalla Bussola di Focette dove ha trascorso la serata in compagnia di Carlo Cappelletti, aitante carabiniere venticinquenne e suo amante, e dei figli Tamara e Diego, rispettivamente 18 e 14 anni.

All'inizio gli inquirenti indagano su molte piste. Il 5 agosto, però, la clamorosa svolta: quella che fu subito ribattezzata come la Circe della Versilia e il giovane amante vengono infatti arrestati con l'accusa di omicidio volontario: lei sarebbe stata la mandante, lui l'esecutore materiale. Nel corso dell'inchiesta spuntano poi una serie di episodi che danno spessore alla tesi accusatoria: dalle storie di magia nera e fatture contro lo Iacopi fino alla ricerca di un killer che lo uccidesse in cambio di 30 milioni di lire.Ci sono però molti passaggi che non tornano.

A cominciare dai tempi troppo stretti fra la cena consumata all'hotel Santo Domingo di Lido di Camaiore prima di uscire, l'arrivo alla Bussola di Focette, la partenza dalla discoteca per l'abitazione di Forte dei Marmi e l'orario a cui risalirebbe la morte di Luciano Iacopi. Insomma, il classico giallo in cui non sembrano esistere prove certe nei confronti degli indiziati. Proprio facendo leva sugli orari, nel processo di primo grado di fronte alla Corte d'Assise la difesa riesce ad ottenere l'assoluzione dei due amanti per non aver commesso il fatto. Un verdetto sofferto, quello pronunciato a Lucca il 17 aprile 1990, che divide l'opinione pubblica (e la stampa nazionale che segue il caso passo dopo passo) in innocentisti e colpevolisti. Ma proprio in virtù della sentenza, Maria Luigia Redoli e Carlo Cappelletti tornano in libertà. Poco meno di un anno dopo a Firenze si celebra il processo di appello. Che si chiude con la condanna all'ergastolo per Maria Luigia Redoli e Carlo Cappelletti.

La Circe della Versilia viene inoltre estromessa dall'eredità perchè dichiarata "indegna". Un verdetto ribadito nel settembre del 1991 dalla Corte di Cassazione che conferma l'ergastolo. Per i due amanti si aprono le porte del carcere. Mentre il loro rapporto si chiude bruscamente.

IL SUO AVVOCATO: "NON SAPEVO FOSSE MALATA"

"Mi telefonava in occasione delle festività natalizie ogni anno: quest'anno non l'ho sentita, ma non sapevo che avesse questo problema di salute al rene". Cos l'avvocato di Maria Luigia Redoli. Maffei, che fu il difensore della donna, era rimasto in contatto con lei: "Ho appreso della notizia della sua scomparsa guardando la televisione e leggendo i titoli che scorrevano in un telegiornale e ci sono rimasto male perchè è stata una cosa inaspettata". L'avvocato Maffei non ha nessuna notizia invece dell'amante della Circe, l'ex carabiniere Carlo Cappelletti, anche lui condannato all'ergastolo. "Di lui ho perso da tempo le tracce e non so dove sia". Maria Luigia Redoli si era trasferita ad Arezzo dalla Lombardia, dove si era risposata, tornando così in Toscana, anche se lontana dalla sua Versilia, dove ha vissuto e dove stata coinvolta in quella che stata una delle vicende pi note di cronaca nera tra gli anni '80 e '90. 

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