Il Tirreno

Versilia

Pesano i mal di pancia di Simoni e Spina e il ruolo di Mallegni

L.B.

Battaglini e Balderi referenti dei due big E il senatore è considerato ingombrante 

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il retroscena

Una questione «di poltrone date a taluni e negate ad altri». O forse ancora una banalissima resa dei conti dagli epiloghi tutti da decifrare fra ex sodali di una coalizione che, da mesi, naviga a vista, nel mare in tempesta.

La decisione di Giulio Battaglini e Michele Balderi di dare vita al Gruppo misto, al di là della nota ufficiale, può essere letta in più modi: che Battaglini sia da sempre vicino, politicamente, all’ex direttore artistico della Fondazione Versiliana Massimiliano Simoni è cosa nota. L’estromissione, nei fatti, dello stesso Simoni dalla direzione del Festival viene vista, a palazzo e dintorni, come il vero motivo scatenante del malessere di Battaglini. E c’è chi pensa, neppure troppo sottovoce dalle parti della maggioranza, che un eventuale nuovo ruolo per Simoni – in Fondazione o in Giunta – porterebbe ad un rasserenamento del clima politico in casa centrodestra. Con una postilla che chiama in causa l’Udc e il suo primo referente Daniele Spina da molti indicato, nei mesi scorsi, come nuovo presidente del Centro arti visive dove invece è stata confermata Liliana Ciaccio. E Michele Balderi, come rimarcavano ancora ieri alcune anime del centrodestra, proviene proprio dall’area Udc. Ma spiegare la crisi della maggioranza solo come una battaglia di poltrone sembra fatto non esaustivo. Di certo come argomento di discussione delle cenette e delle colazioni più o meno “carbonare” di questi primi mesi di amministrazione c’è stato anche il ruolo dell’assessore-senatore Massimo Mallegni: troppo ingombrante, a detta di taluni, tanto da condizionare l’operato di Giovannetti. Definito sempre da Simoni «un sindaco in panchina». L’auspicio, dei taluni di sopra, sia pure sussurrato, è che Mallegni si faccia definitivamente da parte. Fantapolitica? Chissà, ma a decidere, alla fine, sarà solamente il senatore, nel caso.

Nel frattempo il Pd parla di un «governo della città appeso ad un filo. Perché in realtà adesso, dietro le dichiarazioni di rito, avrà luogo un gioco di richieste, di veti incrociati che di fatto sancisce che la giunta è sotto scacco, in balia degli umori di consiglieri e partiti – scrive il segretario Antonio Orsucci – Alla fine di tutto questo teatrino, riteniamo che a rimetterci sia la città, che se fino a ieri potevamo dire che era guidata da un’amministrazione priva di strategia, oggi addirittura possiamo affermare che chi la governa e i suoi sostenitori pensano più al proprio tornaconto che all’interesse generale». —

L.B.

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